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Le cime: Cima Olmi, Ilmspitz 2.656

Le cime verso la Val di Non

Come più volte abbiamo scritto la Val d’Ultimo è fatta di tradizioni, storia, cultura ma anche splendide camminate e una montagna da godere.

In questo affollatissimo (per i canoni della valle) 2024, mi è stata mandata una foto che avevo pubblicato nelle storie Instagram chiedendomi: “voglio andare qui, quale sentiero devo prendere?”. Ed ecco che presento questa splendida cima dove vorrei però sottolineare che non si tratta di una “passeggiata” ma di una salita impegnativa e lunga, soprattutto se non allenati.

Ma ecco le indicazioni: la partenza “classica” è da San Nicolò. Si può lasciare l’auto nel nuovo parcheggio in prossimità del campo sportivo sulla strada provinciale e scendere verso il torrente in prossimità del ponte. Qui parte il sentiero n. 18 che sale verso la malga Auerberg. Si alternano tratti ripidi di sentiero ad un ultima parte che segue la mulattiera. In circa un’ora si raggiunge la malga. Si prosegue sulla lunga mulattiera fino ad una quota di 1.850 metri e poi si sale con il sentiero per un po’ meno di un’ora fino alla malga Seefeld (2.110 mt) dove il panorama si apre e dove con altri 10 minuti si raggiunge l’omonimo lago. Questo pianoro è veramente uno spettacolo e le cime del monte Stubele e della Siromba si riflettono nelle sue acque. Dal lago parte l’ultimo tratto del sentiero e serve ancora un’ora e mezza per raggiungere la cima. L’ultimo strappo, che non ha mai presentato grossi problemi, quest’anno è un po’ più insidioso perché con le lunghe piogge è franato il terreno. Richiede quindi prudenza e attenzione, soprattutto in discesa. La salita richiede quindi in tutto dalle 3 alle 4 ore di cammino, dipende sempre dal ritmo che si tiene ma ricordiamo che si tratta di 1.400 metri di dislivello. Volendo si può effettuare la discesa seguendo il sentiero n. 19 che attraverso il passo Termen de Val e la Einertal conduce a Pracupola. La prima parte della discesa presenta qualche difficoltà (è un sentiero segnato come alpinistico, molte le rocce e scende ripido), poi si estende in lunghezza sulla mulattiera della Einertal. Tra andata e ritorno sono circa 14 chilometri. La discesa sul sentiero 19 risulta più lunga e con un dislivello negativo maggiore. Tornando per il n.18 si può fare sosta alla malga Auerberg aperta al pubblico. La malga Seefeld è invece solo di appoggio per i pascoli ma non fa ristorazione.

Andando per malghe

Parte seconda

La malga per i ciclisti: la Kirchbergalm (mt. 1890) si presta molto come posizione ad essere raggiunta dai ciclisti. E’ una malga con posto per mangiare sia all’interno che all’esterno, una buona cucina e giovani che la portano avanti. La mulattiera che la raggiunge parte da Santa Gertrude e procede in direzione passo Rabbi.

Come raggiungerla: dal centro visite Lahnersage a Santa Gertrude seguire le indicazioni per la malga Kirchberg (segnavia n. 108). Il percorso è di poco meno di 5 chilometri per un totale di 500 metri dislivello. Volendo procedere poi a piedi si arriva al passo Rabbi che fa scollinare verso il Rifugio Lago Corvo. Su Instagram da poco: @kirchberg_alm

La malga con il bowling: in Val d’Ultimo non ci si fa proprio mancare nulla. Ebbene, a 2.051 metri c’è la Innere Falkomai, la malga con il bowling. Una bella malga in una valle aperta, con davvero tante possibilità di passeggiate attorno.

Come raggiungerla: Dal parcheggio da cui si può raggiungere la chiesa di Sant’Elena (vd. articolo), si sale con la mulattiera in direzione della malga Mariolberg. Si prosegue con il sentiero n. 3A fino alla Innere Falkomai. Il percorso è di 5,5 cjilometri per 550 metri di dislivello. Se restate in zona vale la pena salire al lago omonimo (Falkomai see a 2.170 mt.) e scendere poi dalla malga Aussere Falkomai.

La malga con più formaggi: se vi piace il formaggio provate la scelta della Marschnell Alm (2.213 mt) Più di una ventina i formaggi prodotti, poche mucche al pascolo ma molto produttive ed Evelyn che con entusiasmo ed un sorriso vi accoglierà. E’ sempre lei ad occuparsi del caseificio della malga.

Attenzione! dal 2025 cambio di gestione e…basta formaggi in malga

Come raggiungerla: la malga si trova all’incrocio tra diversi sentieri ma la si trova sulla strada per raggiungere la cima Peilstein (Sasso). Sentiero n. 10 dai masi Sirmian. Su Instagram: @marschnell_alm

Andando per malghe

Parte prima

I pascoli della Val d’Ultimo sono costellati di malghe come già abbiamo scritto in precedenza (vd. Le malghe). Le malghe sono un patrimonio importante da preservare e richiedono tantissima fatica, orari pesanti ed un amore sconfinato per l’ambiente montano. Per le energie che richiede la loro gestione, sempre più spesso si vedono tanti giovani che le portano avanti con tanta passione e nuove idee. Purtroppo in alcuni casi devono anche restare chiuse perché non si trovano le persone che possano gestirle. Comunque, tornando alle malghe della Val d’Ultimo stiliamo una personale. e non esaustiva, classifica per chi non le conoscesse.

La malga più alta: la piccola Schusterhütte si trova a 2.310, sono due piccole casette poste in un punto panoramico. Da giugno a settembre ci si può fermare a mangiare sui tavoli posti all’esterno.

Come raggiungerla: dal parcheggio dei masi dei masi Flaschberg (sulla strada per Fontana Bianca) si prende il ripido sentiero n. 147. Servono 2 chilometri circa con quasi 500 metri di dislivello per raggiungerla: tempo richiesto due ore circa. Non c’è nessuna mulattiera che può condurre alla malga. Raggiungibile anche dalla stazione a monte della funivia in poco più di due ore.

Le malghe più panoramiche: ci spostiamo sul versante delle Maddalene per trovare la malga Spitzner. Siamo a 1.847 metri di altitudine. Il panorama che si gode da questa malga è impagabile. Spazio all’interno per mangiare in caso di freddo e tanti tavoli all’esterno. Un’ottima cucina e vendita di formaggi.

Come raggiungerla: dalla diga del lago Zocccolo verso il lato del bosco parte sulla sinistra una mulattiera che sale (arrivati in fondo alla diga si scende un po’ a sinistra e dopo pochi metri inizia la mulattiera) ed il sentiero è segnato con il n. 27. Poi si può procedere con il n. 21 o il n. 22. Con il n.22 sono circa 6 chilometri per un dislivello di 800 metri. Si può salire più dolcemente con la mulattiera ma chiaramente il percorso è più lungo. Richiede circa due ore se allenati. La trovate su Instagram: @spitzneralm

Altra malga panoramica sul versante opposto è la Stafleralm (1.880 metri). La Stafler è una malga di San Pancrazio gestita da due anni da una giovane coppia: Kaharina Pixner e Georg Tratter. La malga è arroccata su un pendio molto ripido e lo sguardo può davvero spaziare su un panorama molto aperto. La cucina vale lo sforzo (breve ma intenso) per arrivare: pochi piatti tipici davvero ottimi, tris di canederli da provare, sciroppi fatti in casa e strudel. Il tutto “condito” con un sorriso e cordialità e potendo godere del panorama. Una nota: la malga risulta di passaggio per la Vedetta di Naturno (circa due ore) volendo fare una via diversa dalla più consueta con passaggio dalla malga Falkomai. Aggiornamento 2026: cambio di gestione con Evelyn e Ulrike ma…si finisce sempre con una ottima cucina!

Come arrivare: da San Pancrazio si sale per la strada che porta a Sant’Elena, dopo un paio di chilometri si prende il bivio per il monte Stafler. Qui si segue la strada (stretta in alcuni punti) fino ai masi Gamp. Lasciata l’auto il sentiero sale ripido per circa 1,4 chilometri per poco meno di 400 metri di dislivello (dalla mezz’ora ad un’ora a seconda dell’allenamento).

La malga che si raggiunge in auto: in direzione del lago di Quaira si trova la Kuppelwieser alm a 1.970 metri di altitudine. Essendo il punto di partenza per raggiungere il lago di Quaira, alla malga si trova un comodo parcheggio raggiungibile dallo Steinrast dopo più di tre chilometri chilometri di strada non bellissima. In alternativa si può raggiungere a piedi seguendo il sentiero n. 11 dallo Steinrast oppure salendo con la funivia e seguendo il n. 6, e poi il 5/b. In auto dalla provinciale (bivio poco prima di Pracupola sulla destra) sono in tutto 10 chilometri.

La malga del cuore: ogni luogo si differenzia dagli altri per particolari che lo rendono unico. Le caratteristiche della Flatschbergalm la rendono davvero una malga speciale. Accoglienza, cucina, esperienza nella gestione, formaggi, dolci, panorama e…un sorriso. Per saperne di più rimandiamo al nostro articolo “La Flatschbergalm“. Apertura (tra malga bassa e malga alta) quasi tutto l’anno. Approdata su Instagram dal 2024: @flatschbergalm

La Val d’Ultimo e l’acqua

Tra laghi artificiali, laghi alpini e mulini ad acqua

Non si può parlare della valle senza parlare di acqua. Il rapporto che le lega è davvero molto stretto. Storicamente è sempre stata una valle estremamente ricca di acqua, tanto che ancora oggi sono visibili i resti di un acquedotto che portava l’acqua alla confinante Val Venosta, meno fortunata dal punto di vista idrico. E fu questa ricchezza, unita alla conformazione della valle, che indussero i governanti e le autorità per l’energia a farla diventare nel secolo scorso “la valle dell’energia”. Le sei centrali idroelettriche della valle producono l’8% dell’intera produzione altoatesina.

Ma la ricchezza d’acqua, in questo piovoso 2024, ancora più visibile, è evidenziata anche dai numerosi mulini ad acqua che costellavano la valle, parecchi ancora visibili. Se per curiosità si volesse vedere il loro funzionamento, tutti i martedì d’estate (cercare gli eventi all’ente turismo) il mulino sulla strada forestale che parte dalla diga del lago Zoccolo e costeggia il lago, viene messo in funzione a scopo dimostrativo.

Sopra l’abitato di Pracupola, sul sentiero della croce, ci sono mulini storici restaurati nel 1997, a San Pancrazio c’è il sentiero dei mulini, ma se farete attenzione lungo i sentieri in valle ne troverete parecchi. Uno che spesso non si nota potete vederlo nel chilometro di strada che si fa per arrivare ai larici millenari, a metà percorso sulla destra. Molto spesso non ci si fa caso ma sono disseminati lungo i corsi d’acqua, a testimonianza del lavoro importante che svolgevano per l’alimentazione delle famiglie. Si coltivava, si macinava (un mulino serviva più famiglie) e ci si faceva il pane.

Altra testimonianza dell’utilizzo dell’abbondante acqua è la segheria veneziana, segheria funzionante ad acqua che può essere vista al lavoro a Santa Gertrude al centro visite del Parco dello Stelvio, anche in questo caso durante l’estate (consultare gli eventi all’Ente turismo).

Infine, ma non meno importante, segnaliamo la ricchezza di sorgenti presenti in valle. Abbiamo già parlato dei bagni termali della valle, e di come già nell’ottocento ci fosse una grande richiesta per i bagni della Val d’Ultimo. Le fonti ad oggi, riconosciute e certificate sono quattro ciascuna con le sue peculiarità.

Il modo migliore per vedere i numerosi corsi d’acqua dai più piccoli al maggiore che è il Valsura che attraversa la valle, così come i numerosi laghi alpini ed artificiali, le fonti e le oasi create attorno a queste ultime, è camminare, camminare e camminare che è anche il modo migliore per conoscere!

La chiesa di San Maurizio

gli esterni della chiesa di San Maurizio

La chiesetta di San Maurizio (St. Moritz) è probabilmente la chiesa più antica della valle: era tappa di passaggio per i pellegrini che dalla Val Venosta scendevano verso Roma. Ci sono tracce scritte già in documenti del 1278 nei quali si parla della capella sancti Mauriceii. I muri della navata sono del XIV secolo ma le forme attuali sono tardogotiche. Nel XVI secolo la navata venne chiusa da volte a botte e decorata con stucchi. In quell’occasione gli affreschi furono danneggiati e da allora restano solo parzialmente visibili. Il ciclo di affreschi raffigurava scene della passione e probabilmente erano di un autore bavarese attivo a Bolzano tra le fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Sulla parete nord, la scena della crocefissione è tornata alla luce ed è stata restaurata nel 1921. La chiesa ha anche un bell’ altare maggiore seicentesco con tralci di vite scolpiti e cherubini. La pala rappresenta il patrono della chiesa, San Maurizio, il soldato romano che si convertì al cristianesimo. Il pulpito ottagonale risale al XVII secolo, è stato ridipinto nel 1921 dallo stesso artista che ha recuperato l’affresco della passione e dipinto quello della sacra famiglia del presbiterio.  Durante i restauri del 1980 è stata purtroppo rimossa la cantoria ma restano le bellissime panche in legno intagliato.

gli interni della chiesa di San Maurizio

Al di là dei particolari artistici e storici, questa chiesa rappresenta una meta da mettere in conto per conoscere la valle. La sua posizione dominante permette di godere del panorama su buona parte della valle e in particolare sul lago Zoccolo. Per chi ama camminare vale sicuramente la pena salire dal sentiero della via crucis (segnalato come Kreuzweg).

Come arrivare: in auto l’unica strada arriva dall’abitato di San Nicolò. Sono circa cinque chilometri che fanno salire di 500 metri di altitudine. Il piccolo abitato di San Maurizio, che consta della chiesa, di uno storico ristorante, e solo un altro paio di case, si trova ad una altezza di 1630 metri.

Volendo arrivare a piedi si può seguire il sentiero della croce che parte in prossimità dell’abitato di Pracupola, oppure il sentiero numero 6 da San Nicolò (sono più di quattro chilometri con quasi 500 metri di dislivello, richiede tra l’ora e mezza e le due ore). Si può anche prevedere di proseguire, stagione permettendo, in direzione del ristorante Steinrast seguendo il sentiero numero 11 (circa un’ora e trenta, alla chiesa prendere la strada sterrata alla sinistra, in salita). Le possibilità di escursione con partenza dalla chiesa sono comunque diverse, in direzione della cima del Mutegg, o del lago di Quaira. E per chi non fosse interessato alle escursioni il ristorante St.Moritz (tel. 348 6445519 – restaurantstmoritz@gmail.com) è sempre un’ottima meta per la cucina locale e tappa per gli sciatori durante la stagione sciistica (attualmente, gennaio 2025, ancora in rifacimento dopo l’incendio dell’inverno 2023/2024)

Informazioni tratte da “I luoghi dell’arte: Alto Adige. Val Venosta, Val d’Ultimo, Val Passiria”. 1996. Provincia autonoma, Assessorato alla pubblica istruzione e cultura in lingua italiana-CLAB, Bolzano.

Tre cose da fare per conoscere la Val d’Ultimo anche quando piove: musei per grandi e piccoli

Culten, Talmuseum, Lahnersäge

Può capitare che a ferie programmate il meteo non sia provvidenziale per le passeggiate. Se capitasse vi suggeriamo tre visite da fare per conoscere meglio la valle.

Il Culten, museo archeologico della valle. Il museo, aperto dal 2018, si trova a Santa Valburga sulla strada che dal municipio sale alla chiesa. Abbiamo già raccontato in un precedente articolo cosa trovare in questo museo: dalla ricostruzione di un antico maso alla ricostruzione storica di quelli che sono stati i primi insediamenti umani dell’età della pietra nella zona.  Interessante per grandi e piccoli. Un bel lavoro di recupero di informazioni storiche che vanno alle origini degli insediamenti offerte al visitatore con un approccio accattivante e moderno.

Il museo della valle (Talmuseum): a S.Nicolò troviamo invece un museo incentrato sulle tradizioni e la cultura popolare e contadina della valle. Il museo, che ha da poco festeggiato il suo 50esimo anno di attività nell’ottobre del 2023, è una ricchissima raccolta di oggetti, mobili, attrezzi agricoli che fa di questa istituzione una memoria storica di notevole importanza. Fatevi accompagnare all’interno di questa wundekammer per farvi spiegare la storia e gli utilizzi di tanti oggetti curiosi e affascinanti.

Il centro visite del parco dello Stelvio: pochi sanno che l’ultima parte della Val d’ultimo si trova immersa nel Parco nazionale dello Stelvio. Questo centro visite, costruito a ridosso di una antica segheria ad acqua (messa in funzione una volta alla settimana durante la stagione estiva), vi farà conoscere la flora e la fauna del parco e l’interazione con l’uomo. Bellissima visita per gli adulti e assolutamente immancabile per i bambini.

Via Crucis

Visto che siamo in periodo pasquale vogliamo segnalarvi tre Via Crucis da fare in valle, due abbastanza brevi, una un po’ più lunga.

Via crucis di Sant’Elena: abbiamo già più volte scritto del piccolo gioiello che è la chiesa di Sant’Elena. Per salire alla sommità della chiesa troviamo una via crucis in legno. Il percorso è in leggera salita e piuttosto breve (per informazioni sulla chiesa e su come arrivare vedi articolo)

Via crucis di Santa Gertrude: sulla stradina che conduce dalla parte bassa del paese alla chiesa, circa a metà si trova una piccola cappella e da lì parte la via crucis che sale alla chiesa. Si può parcheggiare al centro visite dello Stelvio e salire verso la chiesa. Con calma in circa mezz’ora (il tempo dipende sempre dal passo) si giunge alla chiesa.

Via crucis verso la chiesa di S.Moritz (sentiero segnalato Kreuzweg): è questa la via crucis più lunga, impegnativa, ma anche la più suggestiva. Un percorso lungo poco più di due chilometri ma con circa 500 metri di dislivello.

Da dove partire: prendere la salita in direzione Steinrast/lago di Quaira poco prima di Pracupola (Kuppelwies): dopo le prime curve si troverà un ponte e, in prossimità di questo ponte, una strada sterrata che sale costeggiando il ruscello. Pochi metri di salita e si trova la prima stazione. Il percorso passa vicino ad antichi mulini restaurati, in mezzo al bosco e salendo, dove il bosco si è diradato negli ultimi anni, offre una bella vista sul lago Zoccolo. La stazione d’arrivo è poco sotto la chiesa di San Maurizio.

Il consiglio: se avete voglia e potete camminare, quest’ultima merita sicuramente. Il passaggio vicino ai ruscelli e ai mulini è un piacere e le stazioni della via crucis danno il ritmo della camminata. Dalla stazione VIII la salita diventa un po’ più ripida ma il panorama sul lago, ora molto aperto (purtroppo negli ultimi anni il bosco si è ridotto parecchio), offre una bella vista sul lago Zoccolo.

Centro visite del parco dello Stelvio

Nell’ultimo paese alla fine della valle, Santa Gertrude, ad una altitudine di circa 1.500 metri troviamo il centro visite del Parco dello Stelvio (Lahnersäge).  La parte più estrema della Val d’Ultimo rientra, infatti, nel Parco Nazionale dello Stelvio che si sviluppa attorno al Gruppo dell’Ortles Cevedale e che vede le sue origini nel lontano 1935. Il parco comprende 23 comuni, di cui 10 in Alto Adige: solo l’Alto Adige ha cinque centri visitatori, ognuno dei quali incentrato su un diverso tema. Il centro visite Lahnersäge è incentrato sul tema del bosco e delle sue funzioni vitali. I temi toccano l’interazione con l’uomo e con la fauna e il ciclo vitale del legno. Per questo è di grande importanza anche la segheria veneziana, vecchia di 200 anni, restaurata e messa in funzione a scopo dimostrativo una volta alla settimana.  Presso il centro, i visitatori hanno la possibilità di camminare attraverso gli habitat virtuali del Parco Nazionale dello Stelvio e scoprire le singolari caratteristiche di questo immenso parco naturale. Oltre all’esposizione permanente si avvicendano esposizioni temporanee come Fiori, Piante e vita (2023/2024).

Nel parco si possono avvistare parecchie specie di animali come cervi, marmotte, rapaci, camosci, anche se riuscire a vedere tutte le oltre 260 specie (senza contare gli invertebrati) che vivono nel parco risulterà molto difficile!

Nel Parco dello Stelvio, che coinvolge anche alta Lombardia e Trentino, vivono circa 64.000 abitanti residenti. Tante le piccole aziende agricole che convivono con le regole del parco, rispettando i cicli della natura, i pascoli si rivelano una fonte preziosa per l’uomo ma hanno anche un valore inestimabile per la conservazione della diversità del paesaggio e dell’ambiente, e non da ultimo per la cura del paesaggio e la sicurezza. La convivenza dell’uomo con la fauna e la flora che circondano l’Ortles può funzionare solo se la popolazione, spesso attiva nell’agricoltura, nell’allevamento e nel turismo, rispetta ed elabora insieme le regole e vi si attiene.

Il centro rappresenta una tappa immancabile per chi ama la natura, per chi vuole conoscere gli sforzi della gestione per la conservazione di questo incredibile patrimonio naturale e piacerà soprattutto ai bambini. Il centro inoltre organizza escursioni guidate sia d’estate che d’inverno, alla scoperta di animali e natura.

Per visitare il centro consultare: https://www.parconazionale-stelvio.it/it/esperienze/centri-visitatori-del-parco-nazionale/lahnersaege.html

Per maggiori informazioni sul Parco Nazionale dello Stelvio, flora, fauna, progetti e sulle sue attività: https://www.parconazionale-stelvio.it/it/il-parco-nazionale.html

Tre passeggiate da fare in tranquillità: Sant’Elena, i larici millenari, il giro del lago di Fontana Bianca

Se siete in Val d’Ultimo per qualche giorno e volete prendere le giornate con tutta calma, ecco tre proposte per passeggiate “light” che vi faranno conoscere un po’ meglio la valle. Per tutti e per tutto l’anno.

La chiesa di Sant’Elena (1.550 mt): questa piccola chiesa collocata ad una altitudine di poco più di 1.500 metri è un piccolo gioiello assolutamente da vedere (La chiesa di Sant’Elena). La chiesa si trova nel comune di San Pancrazio ed è raggiungibile sia da San Pancrazio che da Santa Valburga. Dal parcheggio (vedi indicazioni sotto) si prende una strada sterrata che in un chilometro e quattrocento permette di raggiungere la chiesa a piedi. Una passeggiata su una strada sterrata che nell’ultima parte, leggermente in salita, è costeggiata da una Via Crucis. In circa mezz’ora con calma si raggiunge la meta. La tranquillità del posto è impagabile e potrete godere di una bella vista sul Mariolberg (la zona in cui si trova). Quattro gli edifici nei dintorni della chiesa, uno dei quali è un ristorante che da decenni propone una ottima cucina locale, rivisitata e ricercata negli ultimi anni: Helener Pichl (laimermichaelll@gmail.com ).

  • Come arrivare, da Santa Valburga: salire alla chiesa di Santa Valburga e continuare sulla strada della chiesa per circa 7 km. Troverete una piccola strada con l’indicazione Sant’Elena sulla sinistra. Un ultimo chilometro (un po’ stretto), e al termine un parcheggio dove si può lasciare l’auto. Dal parcheggio proseguono due strade sterrate: quella sulla destra conduce a Sant’Elena
  • Come arrivare, da San Pancrazio: dalla strada provinciale a metà del paese si trova l’indicazione sulla destra per Sant’Elena. Imboccata la stradina in salita, dopo nove chilometri ci si troverà il bivio per Sant’Elena, questa volta sulla destra, per concludere con un chilometro di ulteriore salita fino al parcheggio.

I larici millenari (1.430 mt): i larici sono un monumento naturale della valle. A pochi passi dal Centro visite del Parco Nazionale dello Stelvio (Lahnersäge) si trovano questi tre larici millenari, che vengono considerati tra le conifere più antiche d’Europa. Nonostante i fulmini e il passare del tempo li abbiano messi a dura prova, sono una testimonianza della resilienza della natura. Ad ogni autunno, continuano a scandire il tempo colorandosi di rosso, per tornare a germogliare l’anno successivo. Il larice più alto misura 36,5 metri e quello più grande ha una circonferenza di più di 8 metri. Una passeggiata ai larici merita sicuramente, inoltre, appena oltre i larici, seguendo per pochi metri il sentiero dei masi in direzione San Nicolò si ha una bellissima vista sulla valle. Diversi i punti di ristoro: Gasthaus Lärchengarten (proprio sotto i larici), Hofschank bei den Urlärchen (circa a metà del percorso a piedi), ristorante Edelweiss, in prossimità del parcheggio (non lasciatevi ingannare dall’aspetto un po’ retrò: offrono un’ottima cucina locale).

Vedi anche Una passeggiata nel bosco e Il sentiero dei masi

Come arrivare: parcheggiare in prossimità del Lahnersäge a Santa Gertrude e prendere il sentiero, inizialmente in piano, seguendo il torrente, verso i larici (segnalati dai cartelli). Continuare per circa un chilometro su una piccola strada asfaltata. Dal parcheggio la passeggiata è di meno di un chilometro e mezzo (come la precedente) in leggera salita. Si può arrivare a pochi metri dai larici anche con passeggini.

Il giro del lago di Fontana Bianca (1.900 mt): per l’ultima passeggiata ci spostiamo un po’ più in alto. Siamo al limitare della strada, a 1.900 mt di altitudine presso il lago artificiale di Fontana Bianca. A meno di nevicate molto abbondanti, il lago è raggiungibile tutto il tempo dell’anno e allo stesso modo la passeggiata è possibile sicuramente almeno tre stagioni su quattro. Il giro del lago è una passeggiata in piano, fattibile anche con passeggini (non con la neve!), di circa 2.3 km, adatta a tutti. Anche a Fontana Bianca si potrà trovare ristoro al ristorante Weissbrunn Bergrestaurant (meglio informarsi prima per le aperture).

Come arrivare: dopo l’ultimo abitato della valle, Santa Gertrude, prima di arrivare alla chiesa si trova il bivio sulla destra per il lago di Fontana Bianca in prossimità del cartello di ingresso nel Parco Nazionale dello Stelvio. Arrivati al lago (dopo circa 7 km), si trova un ampio parcheggio a pagamento da marzo a ottobre. Ricordiamo che da maggio ad ottobre è attiva la linea bus  243, Santa Gertrude- Fontana Bianca. La strada è stretta e in alcune giornate risulta molto problematica la viabilità, il piccolo autobus è un’ottima alternativa ed è sempre estremamente puntuale. Per gli orari consulta: https://www.suedtirolmobil.info/it/il-mio-viaggio/orari

La chiesa di Sant’Elena

La piccola e bellissima chiesa di Sant’Elena che si trova nel comune di San Pancrazio) viene menzionata in vecchi documenti già nel 1278. Nel 1563 la chiesa è ricostruita in stile tardogotico. Seguono ampliamenti nel 1677 e nel 1730: la navata è ampliata e completata da una volta a lunette con nervature in stucco e vengono costruite la sagrestia e la cantoria. Di poco precedente è il campanile (1723/24), eretto da maestri carpentieri dell’Alto Adige. Risale alla fine del ‘700 anche l’organo. L’altare maggiore è neoromanico, nella nicchia troviamo Sant’Elena con la trinità e, ai lati, le statue di Sant’Aloisio (San Luigi Gonzaga) e San Giuseppe. L’altare laterale è seicentesco e accoglie il rilievo di Maria con il bambino. Le panche sono neogotiche, costruite nel 1894. La chiesa ebbe il suo curato dal 1700 fino al 1979. Negli anni ’80 e ’90 vennero fatti diversi interventi di restauro: dal tetto del campanile alla facciata, dall’orologio al pavimento della chiesa. Sulla facciata troviamo una piccola statua di San Giacomo in una nicchia: il Santo è raffigurato anche in quadro all’interno della chiesa.

La chiesa è quasi sempre aperta, essendo affidata la sua apertura al maso a fianco. L’insieme armonico di questo edificio, il luogo, fanno di questo ambiente un posto raccolto, un piccolo rifugio di tranquillità per buona parte dell’anno. La festa di Sant’Elena viene celebrata con una messa il 18 agosto. La strada per raggiungere la chiesa è segnata da una Via Crucis che porta al crocifisso posto dinnanzi alla chiesa.

Come raggiungerla: da San Pancrazio a circa metà del paese si trovano sulla destra le indicazioni per Sant’Elena. Si segue la piccola strada per circa 9 km fino a quando si trova un bivio sulla destra. Un altro chilometro in auto e si arriva al parcheggio. Da qui partono due strade sterrate. Prendendo, a piedi, quella di destra, dopo poco più di un chilometro, con una passeggiata di circa mezz’ora, si raggiungerà la chiesetta. Da Santa Valburga si sale alla chiesa del paese e si tiene la strada della chiesa per circa 7 chilometri fino al bivio sulla sinistra.

Informazioni tratte da “I luoghi dell’arte: Alto Adige. Val Venosta, Val d’Ultimo, Val Passiria”. 1996. Provincia autonoma, Assessorato alla pubblica istruzione e cultura in lingua italiana-CLAB, Bolzano.

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