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La valle di Montechiesa (Kirchbergtal)

Questa valle laterale della Val d’Ultimo è davvero molto interessante in tutte le stagioni e offre parecchi spunti per passeggiate, escursioni e ciaspolate o scialpinismo in inverno.

Ma partiamo dalle indicazioni! Verso il fondo della Val d’Ultimo è necessario arrivare a Santa Gertrude. La mulattiera che attraversa tutta la valle di Montechiesa parte in prossimità del centro visite del Parco Nazionale dello Stelvio, ma è possibile raggiungerla anche parcheggiando in fronte alla chiesa e seguendo le indicazioni per il sentiero n. 106 (che diventerà poi 108) in direzione della Kirchberg Kaser. Questa valle laterale sul versante della Val d’Ultimo verso il trentino, si dipana da Santa Gertrude per arrivare sino a passo Rabbi (2.460 metri) dove è possibile scollinare e scendere appunto in Val di Rabbi. Tutto il versante a destra della mulattiera salendo verso passo Rabbi si trova nel Parco Nazionale dello Stelvio.

La mulattiera sale molto lentamente per arrivare dopo circa 4.5 km alla malga (aperta nella stagione estiva) e prosegue per altri 2.5 km circa per continuare poi solo come sentiero fino al rifugio lago Corvo dopo aver scollinato a passo Rabbi. Fino a passo Rabbi sono quindi circa 900 metri dislivello in poco meno di otto km. Questa valle quindi si sviluppa molto in lunghezza e offre decine di possibili escursioni…almeno fino all’arrivo delle neve. D’estate: dalla semplice passeggiata fino all Kirberg Kaser (come dicevamo 4.5 km per circa 400 metri di dislivello) a percorsi più impegnativi verso le cime di Quaira, cima Trenta, i bellissimi laghi di Alplaner, o giri ad anello verso i laghi Corvo e la cima del Gleck scendendo verso Fontana Bianca, o il Giogo di Montechiesa scendendo verso il lago Lungo, sempre sopra Fontana Bianca. Ma d’estate la mulattiera è particolarmente amata anche dai ciclisti e da qualche anno tanti sono sono quelli la frequentano con questo mezzo.

Questa valle è bella in tutte le stagioni: dai prati costellati di crocus in primavera (che qui si palesa piuttosto tardi), si riempie di timo selavatico in estate e si accende con i larici che ingialliscono in autunno. In inverno la sua calma invita a sfidare la neve con scarponi, ciaspole e sci, ma sempre offre bellissimi panorami.

Una passeggiata nei giorni d’oro

E’ giunto per la Val d’Ultimo il periodo d’oro dell’anno. D’oro perchè le migliaia di larici si infiammano con i raggi del sole per creare magnifici giochi di luce e di contrasti con il verde dei cirmoli, l’azzurro del cielo e una leggera imbiancata delle cime. I larici, infatti, a dispetto degli abeti e dei cirmoli, segnano il passaggio delle stagioni e in questo mese creano paesaggi magici.

Periodo d’oro anche perché si vive un dolce momento in cui la stagione estiva si è conclusa e ancora non fervono i lavori per la stagione invernale. Molti alberghi sono chiusi e sui sentieri si incontrano solo gli abitanti del bosco. Il silenzio è impagabile, rotto solo da qualche uccello, da qualche pigna che cade e dai corsi d’acqua.

Le passeggiate da fare in questi giorni sono ancora tante, il ghiaccio è ancora limitato a pochi tratti, raggiungere le malghe ormai chiuse diventa un’esperienza di vero relax. Un sabato o una domenica, anche in giornata, armatevi di pranzo al sacco e provate brevi escursioni nelle ore centrali della giornata.

Qualche suggerimento: la Val d’Ultimo in questo periodo ha molte zone che restano in ombra buona parte della giornata, è quindi preferibile scegliere passeggiate sul versante verso la Val Venosta (per intendersi salendo verso Santa Gertrude il versante sulla destra). Sul versante delle Maddalene (verso sinistra, al confine con il trentino), tuttavia, valli laterali come la Kirchberg riescono ad essere raggiunte da qualche raggio nei momenti centrali della giornata perché il sole si infila attraversandole. Il ghiaccio la fa da padrone quindi è meglio non partire troppo presto e godere delle ore più centrali della giornata.

Qualche meta: il giro del lago Zoccolo è sempre una bella soluzione soprattutto se si tiene il sentiero alto Seeweg invece di stare sulla passeggiata che affianca la strada e si rientra per la forestale sull’altro lato. Salire allo Schwemmalm da San Maurizio in questo momento di calma è un’altra opzione e permette appieno di godere del sole.

Ma in genere tutte le malghe (si veda “andando per malghe” 1 e 2) sono ancora raggiungibili.

La Kaserfeld Alm, facilemente raggiungibile dai masi Im Holz sopra San Nicolò

Le cime: il Gran Ladro (Hoher Dieb)

Oggi voglio parlare di una vetta posta tra la Val d’Ultimo e la Val Venosta. Una cima che raggiunge i 2.730 metri ma a dispetto dell’altezza non risulta particolarmente difficoltosa e gode di un panorama che spazia dalla Val Venosta alla piana di Lana, dal lago Zoccolo a quello di Quaira.

La partenza è possibile da diversi punti, tuttavia la strada più corta parte dal parcheggio posto appena sotto la malga Steinrast. Da qui si prende il sentiero n.4B che sale nel bosco molto dolcemente fino ad incrociare a circa 1.900 metri la mulattiera che sale verso la Kühbergalm. Da qui seguiamo il sentiero 4A . Il paesaggio si apre lentamente e a 2.012 troviamo la bellissima malga Kühberg dove è possibile fare una sosta o pranzare al ritorno.

Dalla malga il panorama è sempre più bello, il sentiero sale in alcuni tratti più ripido ma senza presentare difficoltà fino ai laghi di Covolo (Kofelrastseen 2.400 mt.). I due laghi rappresentano una magnifica sosta e sono raggiungibili quasi tutto il tempo dell’anno (ma spesso battuti dal vento).

Da metà circa del primo lago parte il sentiero sulla roccia che sale alla cima. Non presenta tratti esposti, è piuttosto ripido e con uno stacco di trecento metri porta in vetta.

Perchè questa cima: il panorama che offre su parte della Val d’Ultimo fino alle alpi austriache, passando per i ghiacciai di Senales è davvero impagabile e vedere piano piano i laghi allontanarsi mentre si sale offre panorami diversi ad ogni passo.

Alcune informazioni:

  • partenza dallo Steinrast (da Pracupola direzione lago di Quaira) 1.723
  • 1000 metri di dislivello circa
  • 12 km totali
  • possibilità di variazioni salendo dalla Riemerbergeralm
  • richieste dalle 2.30 alle 4 ore solo per la salita (più o meno allenati)

La curiosità del nome: sembra che il nome derivi da un fatto storico. In passato i pastori della Val Venosta si impadronirono della zona, il capo dell’impresa, il ladro, secondo la leggenda nata da questo fatto, restò pietrificato lassù. La malghetta Kofelrast, appena sotto i laghi deve il suo nome (e così i laghi) perchè vi facevano sosta (rast) i pellegrini che dalla Val d’Ultimo scendevano in Val Venosta al santuario di St. Martin am Kofel. Per motivi di posizione e correnti la cima è spesso avvolta dalle nubi, è sempre meglio partire molto presto al mattino anche in giorni dove si prevede sole.

Fonte per le curiosità: Sudtirolo paradiso delle escursioni – Val d’Ultimo e Alta Val di Non, Hanspaul Menara

Giro ad anello tra malghe storiche

Oggi suggeriamo un giro ad anello di circa 8 chilometri tra due malghe sopra i 2.000. Si tratta della malga più alta della Val d’Ultimo, la piccola Shusterhütte e la Flatschbergalm. Il percorso prevede la partenza dal parcheggio dei masi Flatscheberg (si può lasciare un’offerta per la gestione del parcheggio, che viene anche pulito dalla neve in inverno). Dal parcheggio si prende il sentiero numero 146, e poi si segue al bivio il 147 in direzione Shusterhütte. Il percorso si inerpica nel bosco fino ad uscire e far gustare un bellissimo panorama. Serve da un’ora ad un’ora e trenta, dipende dal passo, per raggiungere la malga. I metri di dislivello sono poco più di 400. Alla malga, che si trova in posizione panoramica a 2.310 mt. è possibile mangiare. Si prosegue poi con il sentiero numero 12 in direzione della Flatschbergalm a 2.110. Il percorso scollina verso la Flatschbergtal e scende lento. Sono circa tre chilometri che scendono di 200 metri. La Flatschbergalm nel caso di maltempo ha anche posti a sedere all’interno e un’ottima cucina. Il ritorno prevede un’altra ora in discesa e altri 3 chilometri seguendo la mulattiera.

Una nota: il giro ad anello si può fare in entrambe i sensi e cambia parecchio. Partendo dalla mulattiera e facendo in senso orario prima la Flatschberg poi la Shusterhütte il percorso risulta meno faticoso e sale più lento, al contrario la discesa dalla Shusterhütte è piuttosto ripida. In senso antiorario (prima la Shusterhütte) si sale con più fatica per il sentiero e poi la discesa è lunga ma più tranquilla. Quasi tutto il percorso è nel Parco Nazionale dello Stelvio e si è circondati da bellissimi panorami. La cucina delle malghe è una cucina tipica e il ristoro è assicurato.

Per arrivare al parcheggio: oltrepassare l’abitato di Santa Gertrude e seguire le indicazioni per Fontana Bianca. Dopo i primi 4 tornanti si troveranno le indicazioni sulla destra per il parcheggio. Si sale circa un chilometro e si trova il parcheggio. In alternativa si può prendere la navetta da Santa Gertrude e scendere in prossimità dello stesso punto.

Quel ramo tedesco…in Val di Non

Quando si dice Val di Non solitamente si pensa subito al Trentino (oltre che alle mele), eppure c’è una piccola area che geograficamente si trova in trentino ma dal punto di vista amministrativo dipende dalla provincia di Bolzano. Si tratta di quattro piccoli centri che, inizialmente attribuiti al trentino, passarono a Bolzano dopo la prima guerra mondiale per uniformità linguistica. I paesi sono Provés, Lauregno, Senale e San Felice. L’insediamento di popolazioni germanofone è spiegato sia dallo sfruttamento minerario sia da quello agrario. L’Alta Val di Non (o Deutschnonsberg, letteralmente Val di Non tedesca) separata dalla Val d’Ultimo dalla catena delle Maddalene, viene collegata alla Val d’Ultimo negli anni ’90, perché fino a quel momento era raggiungibile solo dal trentino. La strada di collegamento parte sotto Santa Valburga, sale fino a passo Castrin per scendere in prossimità di Provés.

Una curiosità di questa zona riguarda le malghe e i pascoli. Provés si trovava storicamente sotto la parrocchia di Revò e i masi, come fondi sottostavano ai conti Thun di Castelfondo. Stesso dicasi per Cloz e Lauregno. I comuni italiani quindi rivendicavano i pascoli delle malghe dell’area sudtirolese. La diatriba, durata circa 400 anni, terminò nel 1848 a seguito di una risoluzione a Innsbruck. I comuni di Revò e Cloz mantenevano le consuetudini italiane di gestione delle malghe nell’Alta Val di Non. Tra le malghe troviamo la malga Castrin, la Kessel, la malga Cloz, la Revò, la malga di Lauregno.

Le malghe italiane si distinguono nella costruzione perchè sono solitamente in pietra a struttura cubica e non in legno con tetto in scandole come quelle altotesine.

il Lago Zoccolo

Il lago Zoccolo si trova esattamente a metà della Val Ultimo, ad una quota di circa 1.100 metri ed è il più grande invaso della valle, nonchè uno dei principali dell’Alto Adige. La diga del lago vede i suoi natali nel 1955 ed è inclusa in un complesso progetto di laghi artificiali e dighe che vide la luce a partire dal 1949.

Il lago Zoccolo nel giugno 2024

Come già raccontato, il lago Zoccolo offre passeggiate fruibili in tutte le stagioni e da tutti: dai runner alle famiglie con bambini, il giro attorno al lago è un percorso di circa 10 chilometri godibile in ogni stagione. In questo mese di giugno 2025 purtroppo il lago sta subendo lo svuotamento completo per porre rimedio ad una falla in un canale di ispezione. Verrà messa in salvo la fauna ittica e si procederà con lo svuotamento dei 121 ettari del bacino per trovare e riparare il danno.

Il lago Zoccolo prosciugato per lavori
Il lago in questi giorni, giugno 2025

Questa insolita vista della valle fa pensare a quanto l’uomo con le sue opere possa contribuire alla modifica degli ecosistemi, quanto le decisioni prese possano stravolgere l’habitat di una valle ma allo stesso tempo come l’uomo riesca ad abituarsi lentamente, generazione dopo generazione a questi specchi d’acqua e come possano mancare i riflessi in ogni ora del giorno quando l’acqua viene improvvisamente meno. Curioso che tutto questo accada proprio in un momento in cui sono ancora alte le polemiche per il nuovo impattante sistema di pompaggio che è al vaglio in questi mesi.

Comunque sia la passeggiata attorno al lago, soprattutto la parte di strada forestale sul versante verso le Maddalene resta un’oasi impagabile. E intanto che aspettiamo la fine dei lavori ci si può sempre rilassare seguendo il percorso kneipp. Buona passeggiata!

il percorso kneipp lungo il lago Zoccolo

Il piacere del silenzio

“Via dalla pazza folla”, così ancora per fortuna (ma per quanto?) si può dire di alcune camminate in Val d’Ultimo. Anche se gli scialpinisti sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni, le zone sopra Fontana Bianca restano un’oasi di pace e silenzio quando sulle piste impazza ancora la voglia di sfrecciare. E così, in questo mese di marzo 2025, che alterna neve e temperature invernali a giornate che si allungano e fanno venire voglia di primavera, una passeggiata, in lentezza ammirando il panorama e ascoltando i suoni della natura può davvero riconciliare.

Abbiamo già scritto più volte delle passeggiate sopra Fontana Bianca. Dal parcheggio (che ricordiamo, dal 01.05 ritornerà ad essere a pagamento) in poco più di un’ora si arriva con calma, armati di ramponi, ghette ed eventualmente ciaspole, a Pian dei Cavalli, un piccolo altopiano ad una altitudine di circa 2.300 mt costellato di laghi alpini. L’attraversamento è piuttosto lungo, i più allenati con gli sci salgono al Gleck (Cima Collecchio) che avendo l’ultima parete molto ripida è un rischio per la neve, ma solo la passeggiata per ammirare le cime e il panorama, senza velleità agonistiche vale sicuramente per rinfrancare lo spirito e fare il pieno di luce e silenzio e riscoprire ritmi lenti.

La chiesa di Pracupola (Kuppelwies)

La cappella di Nostra Signora apparteneva al maso Kuppelwies, risalente sembra all’XI secolo. Il maso (diventato locanda e ora noto bar/ristorante) fu acquistato nel 1570 come casino di caccia all’orso (quanta modernità!) da Jacob von Payrsberg, che al primo piano costruì una piccola cappella. Il maso fu poi acquistato dai conti Trapp nel 1660 i quali eressero la cappella nell’attuale posizione nel 1738, e tale restò fino alla nevicata del 1950/51, inverno durante il quale venne distrutta dal peso della neve.

Gli interni della cappella di Nostra Signora, Pracupola, Kuppelwies, val d'ultimo

Così, l’attuale risale all’anno seguente, quando, su progetto dell’architetto J.Torggler venne ricostruita. Piccola, raccolta e semplice, con il piccolo campanile pensile in facciata con cupola a cipolla. L’altare è quello della chiesa precedente, opportunamente restaurato, con la Madonna Nera nella nicchia centrale e il Padre tra le nuvole sulla sommità con lo stemma dei Trapp. L’organo si trova nel piccolo soppalco sopra l’ingresso. Una curiosità: all’ingresso sulla destra si trova un quadro risalente alla fine della seconda guerra mondiale, un ex voto dove si ringrazia per i soldati tornati alle loro famiglie. Nel quadro sono rappresentati tutti i santi protettori della valle: San Pancrazio, il giovane ucciso a 14 anni sotto Diocleziano nel 304 d.C (vd. anche articolo sui santi di ghiaccio). Santa Valburga, di origini anglosassoni, vissuta prevalentemente in Germania e morta nel 779 d.C (figlia di San Riccardo d’Inghilterra e con due fratelli diventati anch’essi santi). San Maurizio , martirizzato come Pancrazio sotto Diocleziano nel 287 d.C., Santa Gertrude, la “grande”, religiosa cistercense, mistica che visse nella seconda metà del 1200. Sant’Elena, Flavia Giulia Elena, imperatrice, madre dell’imperatore Costantino, morta nel 329 d.C. E non da ultimo, San Nicola, riconoscibilissimo nel quadro (vd. articolo sulla chiesa)

quadro ex voto nella chiesa di Kuppelwies, Pracupola, raffigurante i santi della Val d'Ultimo

Tre passeggiate…per chi non ama lo sci

Ecco tre suggerimenti di trekking sulla neve per chi in inverno ama passeggiare.

Prima proposta: partendo da Fontana Bianca (ultimo baluardo in fondo alla valle dove la strada finisce). Si può salire al lago dei Pescatori, splendida meta anche d’estate ma d’inverno ha tutt’altra poesia. Si sale in meno di mezz’ora, in genere la neve è sempre compattata quindi con gli scarponi si sale tranquillamente (consigliabili sempre anche i ramponcini per il ghiaccio). Se si vuole salire oltre verso Pian dei Cavalli il discorso si fa più impegnativo e si sale con ciaspole o sci da alpinismo perchè la neve anche quando è poca viene spinta sui sentieri e si affonda parecchio.

Seconda proposta: l’immancabile Flatschbergtal con le sue malghe. Salendo con l’auto verso Fontana Bianca, circa a metà strada si sale al parcheggio dei masi Flatschberg. Da qui parte la comoda mulattiera innevata e in meno di mezz’ora si arriva alla malga bassa, aperta anche nei weekend d’inverno (ma se si vuole mangiare è bene prenotare). Salendo un’altra mezz’ora si arriva alla fine della mulattiera, alla seconda malga (chiusa).

Ci piace perchè: in Val d’Ultimo il sole d’inverno è un bene prezioso e questa valle ha un’orientamento tale per cui si trova il sole già dal mattino presto. Inoltre i bambini possono portare le slitte e scendere dalla mulattiera con la slitta!

Terza proposta: più impegnativo è il percorso per raggiungere sempre dal parcheggio dei masi Flatschberg la piccola malga Shusterhutte. Il sentiero sale più ripido fino ai 2.300 metri quindi richiede un paio d’ore ma il panorama ripaga dello sforzo. Anche in questo caso scarponi e ramponi e ciaspole quando c’è tanta neve.

La chiesa di San Pancrazio

Continua il nostro viaggio tra le bellissime chiese della Val d’Ultimo. Dopo la piccola ma ricca di storia Sant’Elena, l’arroccata San Maurizio, la chiesa di San Nicolò, scendiamo ora verso San Pancrazio. La parrocchia di San Pancrazio un tempo comprendeva tutta la Val d’Ultimo. La chiesa, che risale al 1143, fu ricostruita e consacrata nel 1338.

A questa epoca risalgono ancora i muri perimetrali della navata. Nel 1479 venne collegato il coro poligonale ed eretto il campanile, anche se la guglia ottagonale risale all’inizio dell’ottocento, quando venne anche inglobato nella navata l’atrio antistante alla chiesa. La guglia con i suoi 56 metri svetta sul paese ed è ben visibile da molti punti della valle. All’interno troviamo l’altare maggiore e i due laterali in stile neogotico risalenti alla fine dell’800. In particolare sull’altare di destra troviamo uno scrigno con una scultura lignea della Madonna con bambino risalente al ‘500.

Nel cimitero annesso alla chiesa si trova la piccola cappella di San Sebastiano consacrata nel 1492. La cappella presenta un portale a sesto acuto incorniciato in pietra e un campanile a vela in facciata che ha preso le forme attuali attorno al 1600. Nell’interno voltato a crociera troviamo un piccolo altarolo in legno nero e dorato eretto in memoria della peste del 1636 che nel circondario provocò la morte di 640 persone. Vi troviamo raffigurato San Sebastiano, invocato contro la peste, tra San Rocco e San Pirmino. Le statue laterali rappresentano Santa Barbara e San Michele.I dipinti laterali e gli affreschi sono per i caduti della grande guerra

Da una scala posta dietro la cappella si scende ad una cripta che risale alla peste del 1348.

Il martirologio ricorda la memoria la memoria del Santo il giorno della sua morte, il 12 maggio. Ed è il 12 maggio che il paese di San Pancrazio festeggia il suo patrono.

Informazioni tratte da “I luoghi dell’arte: Alto Adige. Val Venosta, Val d’Ultimo, Val Passiria”. 1996. Provincia autonoma, Assessorato alla pubblica istruzione e cultura in lingua italiana-CLAB, Bolzano.

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