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Le cime: Cima Trenta, Walscher Berg

Cima Trenta, Trentaspitz, ora tornata definitivamente sui nuovi cartelli Walscher Berg. Una cima non tra le più belle della valle ma con una bella vista sugli splendidi laghi di Alplaner. Laghi di origine glaciale che negli ultimi anni sono piuttosto frequentati.

Ma torniamo a noi. Per arrivare a Cima Trenta con i suoi 2.636 mt. ed una croce di vetta un po’ improvvisata, bisogna prendere la strada forestale della Kirchbergtal (la valle di Montechiesa che parte da Santa Gertrude sul versante delle Maddalene) e dopo circa 3,5 km imboccare il sentiero n. 14. Si sale seguendo un bel sentiero nel bosco fino a raggiungere la malga di Alplaner (piccola malga non aperta al pubblico) e dopo una ventina di minuti ci si imbatte in un bivio per i laghi e la cima. Attenzione, il sentiero n. 14 è più diretto ma arriva alla cima con un tratto ripido su roccia che anche se non segnato tale è alpinistico. Facendo il giro per i laghi e imboccando il sentiero n. 14A l’arrivo alla cima è un attimo più soft. Richiede poco più tempo, è un poco più lunga ma meno tecnica. L’intero giro da Santa Gertrude con partenza in prossimità della chiesa è di 16 km circa per 1.100 metri di dislivello.

Due note ancora su questa escursione. La prima: nella diatrìba storica tra toponimi tedeschi tradotti, nei nuovi cartelli è scomparsa la dicitura cima Trenta (o trentini, cioè italiani?) a favore del termine Walscher che indica gli italiani. Il termine è storico e si rifà all’antichità quando veniva usato dalle tribù germaniche per indicare gli abitanti dell’Impero romano, e cioè quei popoli in larga parte romanizzati che parlavano latino o una lingua celtica e che si erano insediati nei territori vicini. All’epoca si chiamavano «Walhaz», ovvero “straniero”, “estraneo”. Oggi si dice «walsch», ed è una parola utilizzata per identificare in ambito germanofono locale le persone italiane in Alto Adige, termine che viene avvertito come dispregiativo e offensivo. In dialetto ha virato a walscher.

La seconda nota: su un libro di escursioni di tanti anni fa avevo trovato l’indicazione di un sentiero glaceologico dove si potevano vedere delle “marmitte glaciali”. Questi segni degli antichi ghiacciai dovevano essere poco dietro la malga Alplaner ma le avevo cercate senza successo. Quest’anno con l’inaugurazione dell’ICE Walk è stato messo un nuovo cartello che le indica in prossimità della malga, tuttavia, purtroppo ancora non segnalato bene, per cui, di nuovo, non sono riuscita a trovare questi segni. Se qualcuno fosse più fortunato, vi prego di mandare delle foto!

Le cime: la Vedetta Alta di Naturno

La Vedetta di Naturno (o Vedetta di San Pancrazio 2.608 mt) è una cima panoramica con ampia vista sulla Val Venosta con una particolarità: gli ultimi chilometri sono costellati di stelle alpine, fiore non facile da ammirare in Val d’Ultimo. Stiamo parlando di un percorso un po’ impegnativo: circa tre ore con un buon allenamento per poco più di 7 chilometri e 1350 metri di dislivello.

la Falkomai alm (2150)

Ma veniamo alla strada: la partenza avviene in genere dal parcheggio che si utilizza per raggiungere la piccola chiesa di Sant’Elena. Lasciata l’auto, dopo 2,5 chilometri di mulattiera si raggiunge la malga Mariolberg, e fino a qui tutto tranquillo! Dopo la malga si prosegue sulla mulattiera ancora per 500 metri e si arriva ad un ponticello da cui si segue il sentiero n.3. Con uno strappo ripido sul sentiero si incontra una piccola malghetta dopo circa mezz’ora e un ulteriore bivio con il quale a destra si può andare alla Stafleralm e a sinistra si prosegue per la malga Falkomai. Arrivati alla malga Falkomai (2.150 mt) si saranno già percorsi 5 chilometri. Gli ultimi due chilometri si snodano tra rocce, e una vegetazione di ginepri, erica e…stelle alpine!

La vista, come sempre sulle cime, ripaga della fatica. La Vedetta è l’ultima cima imponente della catena del Gioveretto, da questa poi si scende verso Monte San Vigilio che chiude la cresta. La vista è su Naturno, in Val Venosta mentre la vista sulla Val d’Ultimo è limitata alla parte più bassa. Tornando non potrà mancare una sosta al lago Falkomai (molto vicino alla malga). Le possibilità di giri ad anello sono diverse: passando per il sentiero in quota (non agevolissimo e in diversi tratti esposto!) si potrà passare per il bivacco Schwarzer (2616) e poi scendere per i Tre Laghi per poi rientrare dalla Innere Falkomai. Bisogna sempre valutare i giri studiandoli sulle mappe e…sulle proprie gambe!

Una nota pratica: salita e discesa dalla Vedetta solo passando per malga, cima, cresta alta (sentiero n.5), scendendo per il Falkomaisee e ritorno, sono 17 chilometri impegnativi.

Le cime: il Gran Ladro (Hoher Dieb)

Oggi voglio parlare di una vetta posta tra la Val d’Ultimo e la Val Venosta. Una cima che raggiunge i 2.730 metri ma a dispetto dell’altezza non risulta particolarmente difficoltosa e gode di un panorama che spazia dalla Val Venosta alla piana di Lana, dal lago Zoccolo a quello di Quaira.

La partenza è possibile da diversi punti, tuttavia la strada più corta parte dal parcheggio posto appena sotto la malga Steinrast. Da qui si prende il sentiero n.4B che sale nel bosco molto dolcemente fino ad incrociare a circa 1.900 metri la mulattiera che sale verso la Kühbergalm. Da qui seguiamo il sentiero 4A . Il paesaggio si apre lentamente e a 2.012 troviamo la bellissima malga Kühberg dove è possibile fare una sosta o pranzare al ritorno.

Dalla malga il panorama è sempre più bello, il sentiero sale in alcuni tratti più ripido ma senza presentare difficoltà fino ai laghi di Covolo (Kofelrastseen 2.400 mt.). I due laghi rappresentano una magnifica sosta e sono raggiungibili quasi tutto il tempo dell’anno (ma spesso battuti dal vento).

Da metà circa del primo lago parte il sentiero sulla roccia che sale alla cima. Non presenta tratti esposti, è piuttosto ripido e con uno stacco di trecento metri porta in vetta.

Perchè questa cima: il panorama che offre su parte della Val d’Ultimo fino alle alpi austriache, passando per i ghiacciai di Senales è davvero impagabile e vedere piano piano i laghi allontanarsi mentre si sale offre panorami diversi ad ogni passo.

Alcune informazioni:

  • partenza dallo Steinrast (da Pracupola direzione lago di Quaira) 1.723
  • 1000 metri di dislivello circa
  • 12 km totali
  • possibilità di variazioni salendo dalla Riemerbergeralm
  • richieste dalle 2.30 alle 4 ore solo per la salita (più o meno allenati)

La curiosità del nome: sembra che il nome derivi da un fatto storico. In passato i pastori della Val Venosta si impadronirono della zona, il capo dell’impresa, il ladro, secondo la leggenda nata da questo fatto, restò pietrificato lassù. La malghetta Kofelrast, appena sotto i laghi deve il suo nome (e così i laghi) perchè vi facevano sosta (rast) i pellegrini che dalla Val d’Ultimo scendevano in Val Venosta al santuario di St. Martin am Kofel. Per motivi di posizione e correnti la cima è spesso avvolta dalle nubi, è sempre meglio partire molto presto al mattino anche in giorni dove si prevede sole.

Fonte per le curiosità: Sudtirolo paradiso delle escursioni – Val d’Ultimo e Alta Val di Non, Hanspaul Menara

Il piacere del silenzio

“Via dalla pazza folla”, così ancora per fortuna (ma per quanto?) si può dire di alcune camminate in Val d’Ultimo. Anche se gli scialpinisti sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni, le zone sopra Fontana Bianca restano un’oasi di pace e silenzio quando sulle piste impazza ancora la voglia di sfrecciare. E così, in questo mese di marzo 2025, che alterna neve e temperature invernali a giornate che si allungano e fanno venire voglia di primavera, una passeggiata, in lentezza ammirando il panorama e ascoltando i suoni della natura può davvero riconciliare.

Abbiamo già scritto più volte delle passeggiate sopra Fontana Bianca. Dal parcheggio (che ricordiamo, dal 01.05 ritornerà ad essere a pagamento) in poco più di un’ora si arriva con calma, armati di ramponi, ghette ed eventualmente ciaspole, a Pian dei Cavalli, un piccolo altopiano ad una altitudine di circa 2.300 mt costellato di laghi alpini. L’attraversamento è piuttosto lungo, i più allenati con gli sci salgono al Gleck (Cima Collecchio) che avendo l’ultima parete molto ripida è un rischio per la neve, ma solo la passeggiata per ammirare le cime e il panorama, senza velleità agonistiche vale sicuramente per rinfrancare lo spirito e fare il pieno di luce e silenzio e riscoprire ritmi lenti.

Tre passeggiate…per chi non ama lo sci

Ecco tre suggerimenti di trekking sulla neve per chi in inverno ama passeggiare.

Prima proposta: partendo da Fontana Bianca (ultimo baluardo in fondo alla valle dove la strada finisce). Si può salire al lago dei Pescatori, splendida meta anche d’estate ma d’inverno ha tutt’altra poesia. Si sale in meno di mezz’ora, in genere la neve è sempre compattata quindi con gli scarponi si sale tranquillamente (consigliabili sempre anche i ramponcini per il ghiaccio). Se si vuole salire oltre verso Pian dei Cavalli il discorso si fa più impegnativo e si sale con ciaspole o sci da alpinismo perchè la neve anche quando è poca viene spinta sui sentieri e si affonda parecchio.

Seconda proposta: l’immancabile Flatschbergtal con le sue malghe. Salendo con l’auto verso Fontana Bianca, circa a metà strada si sale al parcheggio dei masi Flatschberg. Da qui parte la comoda mulattiera innevata e in meno di mezz’ora si arriva alla malga bassa, aperta anche nei weekend d’inverno (ma se si vuole mangiare è bene prenotare). Salendo un’altra mezz’ora si arriva alla fine della mulattiera, alla seconda malga (chiusa).

Ci piace perchè: in Val d’Ultimo il sole d’inverno è un bene prezioso e questa valle ha un’orientamento tale per cui si trova il sole già dal mattino presto. Inoltre i bambini possono portare le slitte e scendere dalla mulattiera con la slitta!

Terza proposta: più impegnativo è il percorso per raggiungere sempre dal parcheggio dei masi Flatschberg la piccola malga Shusterhutte. Il sentiero sale più ripido fino ai 2.300 metri quindi richiede un paio d’ore ma il panorama ripaga dello sforzo. Anche in questo caso scarponi e ramponi e ciaspole quando c’è tanta neve.

Le cime: Cima Olmi, Ilmspitz 2.656

Le cime verso la Val di Non

Come più volte abbiamo scritto la Val d’Ultimo è fatta di tradizioni, storia, cultura ma anche splendide camminate e una montagna da godere.

In questo affollatissimo (per i canoni della valle) 2024, mi è stata mandata una foto che avevo pubblicato nelle storie Instagram chiedendomi: “voglio andare qui, quale sentiero devo prendere?”. Ed ecco che presento questa splendida cima dove vorrei però sottolineare che non si tratta di una “passeggiata” ma di una salita impegnativa e lunga, soprattutto se non allenati.

Ma ecco le indicazioni: la partenza “classica” è da San Nicolò. Si può lasciare l’auto nel nuovo parcheggio in prossimità del campo sportivo sulla strada provinciale e scendere verso il torrente in prossimità del ponte. Qui parte il sentiero n. 18 che sale verso la malga Auerberg. Si alternano tratti ripidi di sentiero ad un ultima parte che segue la mulattiera. In circa un’ora si raggiunge la malga. Si prosegue sulla lunga mulattiera fino ad una quota di 1.850 metri e poi si sale con il sentiero per un po’ meno di un’ora fino alla malga Seefeld (2.110 mt) dove il panorama si apre e dove con altri 10 minuti si raggiunge l’omonimo lago. Questo pianoro è veramente uno spettacolo e le cime del monte Stubele e della Siromba si riflettono nelle sue acque. Dal lago parte l’ultimo tratto del sentiero e serve ancora un’ora e mezza per raggiungere la cima. L’ultimo strappo, che non ha mai presentato grossi problemi, quest’anno è un po’ più insidioso perché con le lunghe piogge è franato il terreno. Richiede quindi prudenza e attenzione, soprattutto in discesa. La salita richiede quindi in tutto dalle 3 alle 4 ore di cammino, dipende sempre dal ritmo che si tiene ma ricordiamo che si tratta di 1.400 metri di dislivello. Volendo si può effettuare la discesa seguendo il sentiero n. 19 che attraverso il passo Termen de Val e la Einertal conduce a Pracupola. La prima parte della discesa presenta qualche difficoltà (è un sentiero segnato come alpinistico, molte le rocce e scende ripido), poi si estende in lunghezza sulla mulattiera della Einertal. Tra andata e ritorno sono circa 14 chilometri. La discesa sul sentiero 19 risulta più lunga e con un dislivello negativo maggiore. Tornando per il n.18 si può fare sosta alla malga Auerberg aperta al pubblico. La malga Seefeld è invece solo di appoggio per i pascoli ma non fa ristorazione.

Le cime: il Collecchio (Gleck, 2.997 mt) e il lago Corvo

Oggi vi presentiamo una camminata con un percorso ad anello, da fare se allenati ed abituati alle escursioni. Il percorso è di circa 19 km. totali con un dislivello di 1.000 metri in salita e circa 1.500 di discesa con l’ausilio dei bus navetta per il rientro.

Ma entriamo nel dettaglio. La partenza è al parcheggio del lago di Fontana Bianca e la cima è quella del Collecchio (Gleck) a 2.997 metri, il rientro previsto con passaggio per la val di Rabbi, è a Santa Gertrude, da dove poi si può tornare a Fontana Bianca con il bus.

Partendo dal parcheggio di Fontana Bianca (che fino ad autunno inoltrato è servito da un comodo bus navetta da Santa Gertrude), si segue il sentiero n.103  in direzione della cima del Collecchio. La cima richiede dalle tre alle quattro ore a seconda dell’allenamento. Il percorso è assolutamente affascinante. Un primo stacco di 200 metri e ci si trova in una radura ricca di corsi di acqua e a due passi dal piccolo bacino artificiale del Fishersee (lago dei pescatori). Da qui si procede sul sentiero n. 107 e con un secondo stacco si arriva ad un altro laghetto naturale in prossimità di OberWeissbrunn.

Da qui una salita dolce ma lunga e continua permette di attraversare il Pian dei Cavalli dove si trova un altro lago alpino (il Lago Lungo) e si sale seguendo a distanza il corso d’acqua fino al lago Nero. Un ulteriore stacco piuttosto ripido porta ai 2.800 metri del Giogo Nero (da cui si può scollinare e proseguire per la Val di Rabbi e arrivare al rifugio Dorigoni). Un ultimo sforzo e in un quarto d’ora si tocca finalmente la croce. La vista merita tutta la fatica.

Dalla croce…è tutta in discesa! Si prosegue per il sentiero n.145 scollinando verso la Val di Rabbi. In circa un’ora di discesa per un percorso molto panoramico dove si incontrano diversi laghi, si arriva al rifugio lago Corvo e da qui si sale leggermente per il passo Rabbi e inizia il rientro verso l’Alto Adige seguendo il segnavia n. 108. Il ritorno è piuttosto lungo e dopo un inizio sul sentiero in discesa si imbocca la lunga mulattiera che attraversa la Kirchbergtal e che conduce a Santa Gertrude. Il percorso in discesa richiede dalle due alle tre ore, dipende sempre dal passo. Il bus passa in prossimità dell’incrocio tra la strada per Santa Gertrude e quella per Fontana Bianca.

Una alternativa: prima di incontrare il rifugio ci si imbatte in un incrocio con il sentiero n. 12. Seguendo questo sentiero si torna in quota e si scollina in prossimità del giogo di Montechiesa (2.789 mt.) per ricongiungersi al sentiero fatto all’andata in prossimità del lago Lungo.

Perché questo giro e per chi. Il giro attraversa il Pian dei Cavalli che è un posto assolutamente affascinante. Siamo in pieno Parco Nazionale dello Stelvio e oltre al panorama e alla corona di montagne che chiudono il piccolo altopiano spesso le marmotte fanno bella mostra di sé e, se si è fortunati, si possono incontrare anche ungulati. La bellezza sta anche nei numerosi laghi alpini che si incontrano sia sul versante della Val d’Ultimo sia su quello trentino.

Il percorso non presenta particolari difficoltà tecniche per gli escursionisti abituati alla montagna, non ci sono punti esposti o particolarmente brutti da affrontare, tuttavia la lunghezza e il dislivello lo rendono sicuramente impegnativo e da fare quando l’allenamento è buono. La sola salita è di circa 7 km ma indubbiamente anche la lunga discesa si fa sentire. L’alternativa, se si decide di tornare dopo essere arrivati al Gleck, è scendere a Fontana Bianca prendendo  il sentiero n. 12 scendendo verso il lago Lungo e di passare per il rifugio Canziani. Attenzione perché il tratto di collegamento verso il Canziani è in alcuni punti esposto.

Lunghezza percorso proposto: circa 19 km

Dislivello in salita: 1.070 metri

Dislivello in discesa: 1.490

Tempo richiesto: 8 ore circa

mappa

Falegname per passione

C’è stato un tempo in cui i giovani cercavano di allontanarsi dalle valli: vita dura, poche opportunità spingevano a spostarsi verso le città. Negli ultimi decenni le tendenze stanno lentamente cambiando. I mezzi di spostamento, il turismo, la consapevolezza di poter valorizzare un territorio che è sicuramente difficile ma altrettanto gratificante: tutto questo spinge tanti giovani a rimanere oppure a tornare dopo esperienze in altri luoghi.

Michael Schwienbacher nel suo laboratorio

Michael Schwienbacher è tra i giovani che non hanno mai preso in considerazione l’idea di spostarsi. I genitori hanno un maso con terra e animali a 1.700 metri, ma soprattutto gestiscono le malghe Flatchberg, di cui già abbiamo parlato. Il lavoro è da sempre nel loro DNA: orari pesanti, terreni impervi, clima difficile (in questo 2023 si è vista la neve a fine aprile) ed un sorriso per accogliere chi si presenta alla malga. Intendiamoci non un sorriso forzato, un sorriso di vera accoglienza, di qualcuno che ama il suo lavoro, di un cuore aperto al prossimo che ti fa tornare a trovarli ancora ed ancora. A tutto questo si aggiunga che la lavorazione del legno nelle valli da sempre fa parte della cultura locale e che la figura del falegname è necessaria più che altrove.

In questo contesto è cresciuto Michael, un giovane di 28 anni con una formazione incentrata sulla lavorazione del ferro, che ora, per passione, lavora il legno con un entusiasmo che gli fa illuminare gli occhi quando parla dei suoi oggetti.

oggetti in legno

Ciascun oggetto nasce quasi per caso, guardando un pezzo di legno trovato. A seconda dell’essenza nascono oggetti diversi, ogni legno ha infatti una sua caratteristica: più duro il cirmolo, più facile da lavorare il tiglio, profumatissimo il larice, venato quasi come fosse ulivo, il legno di acacia. Tra una scalpellata e una lavorazione al tornio prendono vita ciotole, vasi, lampade e qualsiasi cosa venga suggerita dal materiale e dalla sua forma. Nel laboratorio aleggia un profumo di resina che sembra di fare aromaterapia, e come se non bastasse, guardare fuori dalla finestra completa il percorso sensoriale. Tenere in mano questi oggetti fa sentire l’amore per il materiale, la passione e la creatività di chi li ha creati.

Se volete vedere e acquistare questi oggetti potete trovarli ai mercati dell’artigianato dell’Alto Adige, in particolare ad un circuito di mercati itineranti del “fai da te” chiamato appunto Selber Gmocht, oppure contattarlo direttamente.

Michael Schwienbacher – flatschrwooddesign@gmail.com

Lo trovate anche su Instagram: @flatschrwooddesign

Le cime: Cima di Tovo -Tuferspitz 3.097

Per molti ma non per tutti.

Cima di Tovo, Tuferspitz

Ed ecco una cima della valle poco frequentata, un po’ fuori dai circuiti più conosciuti. Questo 3.000 solo dal 2021 si può fregiare di una bella croce, fatta da un giovane falegname della valle (figlio dei gestori della Flatschbergalm, malga di passaggio per la cima) e portata a spalla, come vuole la tradizione, da un gruppo di volenterosi amici.

Con gli anni il percorso per questa vetta si è trasformato parecchio. Ha perso quasi tutti i passaggi su neve e ghiaccio e di conseguenza tanta dell’acqua che scendeva copiosa dai torrenti e, nel frettempo, sono un po’ peggiorati i punti esposti.

Il percorso non è lunghissimo: poco meno di 7 km partendo dal parcheggio ai masi Flaschöfe (sulla strada che da Santa Gertrude porta a Fontana Bianca) ma comporta un dislivello di circa 1.300 metri. Il cammino segue il segnavia n.143. Fino alla malga Hinterer Flatschberg (2.110) si segue una comoda mulattiera. Dalla malga parte il sentiero che fino ai 2.600 metri circa è molto tranquillo e sale nella vallata. Quando iniziano sassi e roccia il sentiero porta a costeggiare il canalone e qui alcuni tratti sono molto esposti senza che siano presenti ancoraggi come catene. Ai 2.892 metri si arriva al passo di Flim che permette di scendere verso la val Martello. Da qui parte l’ultimo tratto, tutto su roccia, con alti gradini da oltrepassare ma non particolarmente pericoloso. La cima è un pinnacolo dal quale guardare il panorama ma con spazi molto ristretti e molto esposti.

La salita richiede circa 3 ore e 30, allenamento e attrezzatura adeguati.

animali al pascolo

Una nota: parecchi sono gli incontri di animali al pascolo (mucche prima, cavalli, capre e pecore più in alto). Il percorso inoltre si trova nel Parco Naturale dello Stelvio, quindi non è infrequente avvistare la fauna tipica.

Le festività dei morti

L’autunno rivela sempre qualche sorpresa per quanto riguarda il meteo: ci sono stagioni soleggiate e calde, altre con venti imprevisti o addirittura neve come accaduto nei recenti 2020 e ancora nel 2023. Quello che non cambia mai in questo periodo è tuttavia l’attenzione rivolta dalle persone ai loro cari defunti.  I giorni compresi tra il 31 di Ottobre e il 2 Novembre se siete in zona dedicate un po’ del vostro tempo a visitare i cimiteri annessi alle bellissime chiese della Val d’Ultimo. Normalmente in tutti i cimiteri troviamo fiori freschi, le tombe sistemate e pulite, ma in Alto Adige le attenzioni per i propri defunti hanno, in genere un tocco più “personale”. I cimiteri diventano una sorta di tavolozza con candele sempre accese, fiori secchi, fiori freschi, pigne e ogni altra cosa fornisca la natura per creare ghirlande e composizioni.

Un giorno prima di Ognissanti, il 31 ottobre, mentre altrove si festeggia Halloween, i bambini della Val d’Ultimo si lanciano in una vera e propria spedizione  e vanno di porta in porta a elemosinare Krapfen dolci, recitando a memoria le strofe rimate della tradizione. Non a caso li chiamano “Krapfenlotterer”, i mendicanti dei Krapfen, un’antica usanza quasi dimenticata e ritornata in auge grazie alle nuove generazioni. Il papavero ha una sua tradizione in Val d’Ultimo. I tipici krapfen al papavero si degustano in occasione di matrimoni, al termine del raccolto ed in particolari festività, e così per la festa di Ognissanti.

https://www.suedtirolprivat.com/

Giancarlo Godio. Una stella della bonne cuisine. Ed. Gamsblut

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