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E’ tempo di malghe!

Eh sì, è di nuovo arrivata la stagione delle malghe. Grandi, piccole, facili e meno facili da raggiungere, nuove, più vecchie, storiche, panoramiche. In Val d’Ultimo le malghe sono davvero tante: una bevanda, un sorriso, un piatto, un dolce non mancano mai. Alcune cambiano quasi annualmente la gestione, altre sono davvero storiche, gestite da anni dalle stesse famiglie. Alcune sono in mani di cooperative della valle, altre date solo in gestione. Alcune hanno un caseificio annesso, altre conferiscono il latte a valle. Insomma il mondo delle malghe è davvero da scoprire! Allora via a scoprire a scoprire questo mondo fatto di tanto lavoro, fatica e tradizioni ricordando che le malghe e i pascoli come tutta la montagna richiedono un approccio lento, di rispetto e di comprensione.

Per chi si è perso qualche puntata, ecco qualche suggerimento per le vostre camminate per orientarvi tra i pascoli.

Andando per malghe 1

Andando per malghe 2

La Flatschbergalm

Per altri suggerimenti…contattami per un itinerario!

Chi sono

Mi chiamo Giovanna Caleffi, sono Guida Ambientale Escursionistica associata ad AIGAE. La passione e la conoscenza per questo territorio mi hanno portata ad approfondire tanti argomenti, fino alla decisione, circa 10 anni fa, di aprire un account Instagram e successivamente di iniziare un blog dove raccontare la Val d’Ultimo.

Così è nato il mio progetto www.invaldultimo.it, per condividere, informare, far conoscere e rispondere ai tanti quesiti che mi vengono posti.

Come guida propongo itinerari per condividere tutto questo. La Val d’Ultimo offre infiniti spunti su una rete di sentieri e strade sterrate incredibile. Masi, malghe, baite, boschi. L’attività della Guida prevede la spiegazione degli aspetti ambientali, naturalistici, antropologici e culturali del territorio, un cammino lento con pause divulgative, non si tratta di un accompagnamento sportivo ma di un racconto durante una camminata insieme. L’obiettivo è la conoscenza e la tutela del territorio. Per itinerari personalizzati o proposte potete contattarmi su info@invaldultimo.it

Sono guida associata ad AIGAE, tessera LO905, dotata di copertura assicurativa come da norme di legge. Professione esercitata ai sensi della Lg. 4/2013

La casetta sul masso (Häusl am Stein)

Tra le cose da fare e da vedere a San Pancrazio c’è sicuramente la casetta sul masso. A fine ‘700, la casetta faceva parte di un piccolo insediamento artigianale (un bottaio, un tessitore, una fucina, una segheria) ed era la casa del mastro di segheria. Questo piccolo insediamento si trovava in prossimità del Valsura (il torrente che attraversa tutta la Val d’Ultimo) e nel 1882 una alluvione si portò via tutto…tranne la casa sul masso, che dal 1957 è soggetta a tutela storico artistica.

La casa è facilmente raggiungibile a piedi: arrivati a San Pancrazio, salendo verso Santa Valburga, a metà paese si prende una strada che scende sulla sinistra (seguendo i cartelli marroni che indicano “Häusl an Stein”), dopo poco, alla curva che va verso la zona artigianale si prosegue per la strada che continua a scendere fino ad arrivare in prossimità di un ponte sul Valsura sulla sinistra. Lì, sarà possibile lasciare l’auto e seguire i cartelli. In cinque minuti a piedi si raggiunge la casetta. Ci si può girare attorno, ma non è vistabile internamente in quanto privata.

Andando per malghe: malga Castrin

Malga Castrin, dove cielo, cibo e cultura si fondono insieme
Ogni terra di confine ha le sue peculiarità e la sua storia. E questo vale anche per l’Alta Val di Non, la Val di Non tedesca o Deutschenonstal, uno spicchio di Alto Adige in trentino i cui pascoli sono stati lungamente contesi e di cui abbiamo già parlato nel precedente articolo. E’ su questi pascoli, affacciata su uno splendido Pra’ del Signor e con una vista sul gruppo delle dolomiti di Brenta, che si trova malga Castrin a 1813 mt.

Malga Castrin è della ASUC* di Castelfondo da tre anni ed è gestita dal 2019 dalla famiglia Nardelli che normalmente risiede a Spormaggiore, altopiano della Paganella. I protagonisti di Malga Castrin sono Manuel ed Eleonora con le giovani figlie Angelica e Vittoria e alcuni fedeli collaboratori.
La gestione è affidata a Manuel Nardelli, coltivatore diretto che è aiutato da due giovani nella gestione degli animali nonché del caseificio mentre la moglie Eleonora si occupa dei clienti. In cucina la cuoca Liliana di Castefondo prepara piatti della tradizione: dai canederli allo spezzatino con polenta, dalle salsicce agli affettati, ai dolci (da provare la cheesecake alla ricotta fresca), tutto a chilometro zero, come la carne che viene grigliata nello spazio dedicato esterno.
I coperti gestiti sono un centinaio e in piena stagione è sempre meglio prenotare, sia per mangiare che per dormire: una stanza da 6 letti o una da 4 con un bagno in comune (senza wi-fi per staccare completamente dallo stress da città!)
Malga Castrin ha pensato anche ai bambini che avranno di che essere occupati tra animali e giochi all’aperto nello spazio a loro dedicato.
Nei fine settimana di luglio è possibile prenotare per la cena, in agosto tutte le sere: in queste occasioni viene rilasciato un pass dalla forestale per arrivare da Castelfondo in auto. Dalla stessa strada possono arrivare anche i ciclisti seguendo la mulattiera.
Chi arriva dalla Val d’Ultimo deve prendere la strada per Proves (prima del paese di Santa Valburga) e fermarsi dopo la lunga galleria parcheggiando al parcheggio Hofmand 2. Dal parcheggio, in 20/30 minuti a piedi si sale alla malga. Importante: il sentiero non è adatto ai passeggini, quindi bimbi piccoli nello zaino!
Una nota di colore: a ferragosto gli abitanti di Castelfondo si trasferiscono tra Pra’ del Signor e le torbiere di Sous allestendo un vero e proprio campeggio. Un retaggio diventato tradizione da quando i nobili proprietari terrieri permettevano ai contadini di salire a fare fieno, da qui la tradizione che si è mantenuta fino ad oggi e che coinvolge anche le nuove generazioni.

Malga Castrin è una piacevole meta per trovare un bel panorama, un sorriso e buon cibo, ma può essere la sosta di ritorno da numerose camminate. Per citarne solo alcune, l’escursione a Monte Luco (Laugenspitz 2.434mt), al Cornicolo (Kornigl 2.308) e altre cime delle Maddalene.

Per informazioni: nardellimanuel@alice.it
Tel:  328.7782407 oppure 3888799397 (whatsApp)

Instagram: @malga_castrin


*Le ASUC trentine sono amministrazioni separate di uso civico, con la funzione di salvaguardare e tutelare il patrimonio collettivo della montagna

Quel ramo tedesco…in Val di Non

Quando si dice Val di Non solitamente si pensa subito al Trentino (oltre che alle mele), eppure c’è una piccola area che geograficamente si trova in trentino ma dal punto di vista amministrativo dipende dalla provincia di Bolzano. Si tratta di quattro piccoli centri che, inizialmente attribuiti al trentino, passarono a Bolzano dopo la prima guerra mondiale per uniformità linguistica. I paesi sono Provés, Lauregno, Senale e San Felice. L’insediamento di popolazioni germanofone è spiegato sia dallo sfruttamento minerario sia da quello agrario. L’Alta Val di Non (o Deutschnonsberg, letteralmente Val di Non tedesca) separata dalla Val d’Ultimo dalla catena delle Maddalene, viene collegata alla Val d’Ultimo negli anni ’90, perché fino a quel momento era raggiungibile solo dal trentino. La strada di collegamento parte sotto Santa Valburga, sale fino a passo Castrin per scendere in prossimità di Provés.

Una curiosità di questa zona riguarda le malghe e i pascoli. Provés si trovava storicamente sotto la parrocchia di Revò e i masi, come fondi sottostavano ai conti Thun di Castelfondo. Stesso dicasi per Cloz e Lauregno. I comuni italiani quindi rivendicavano i pascoli delle malghe dell’area sudtirolese. La diatriba, durata circa 400 anni, terminò nel 1848 a seguito di una risoluzione a Innsbruck. I comuni di Revò e Cloz mantenevano le consuetudini italiane di gestione delle malghe nell’Alta Val di Non. Tra le malghe troviamo la malga Castrin, la Kessel, la malga Cloz, la Revò, la malga di Lauregno.

Le malghe italiane si distinguono nella costruzione perchè sono solitamente in pietra a struttura cubica e non in legno con tetto in scandole come quelle altotesine.

La chiesa di San Pancrazio

Continua il nostro viaggio tra le bellissime chiese della Val d’Ultimo. Dopo la piccola ma ricca di storia Sant’Elena, l’arroccata San Maurizio, la chiesa di San Nicolò, scendiamo ora verso San Pancrazio. La parrocchia di San Pancrazio un tempo comprendeva tutta la Val d’Ultimo. La chiesa, che risale al 1143, fu ricostruita e consacrata nel 1338.

A questa epoca risalgono ancora i muri perimetrali della navata. Nel 1479 venne collegato il coro poligonale ed eretto il campanile, anche se la guglia ottagonale risale all’inizio dell’ottocento, quando venne anche inglobato nella navata l’atrio antistante alla chiesa. La guglia con i suoi 56 metri svetta sul paese ed è ben visibile da molti punti della valle. All’interno troviamo l’altare maggiore e i due laterali in stile neogotico risalenti alla fine dell’800. In particolare sull’altare di destra troviamo uno scrigno con una scultura lignea della Madonna con bambino risalente al ‘500.

Nel cimitero annesso alla chiesa si trova la piccola cappella di San Sebastiano consacrata nel 1492. La cappella presenta un portale a sesto acuto incorniciato in pietra e un campanile a vela in facciata che ha preso le forme attuali attorno al 1600. Nell’interno voltato a crociera troviamo un piccolo altarolo in legno nero e dorato eretto in memoria della peste del 1636 che nel circondario provocò la morte di 640 persone. Vi troviamo raffigurato San Sebastiano, invocato contro la peste, tra San Rocco e San Pirmino. Le statue laterali rappresentano Santa Barbara e San Michele.I dipinti laterali e gli affreschi sono per i caduti della grande guerra

Da una scala posta dietro la cappella si scende ad una cripta che risale alla peste del 1348.

Il martirologio ricorda la memoria la memoria del Santo il giorno della sua morte, il 12 maggio. Ed è il 12 maggio che il paese di San Pancrazio festeggia il suo patrono.

Informazioni tratte da “I luoghi dell’arte: Alto Adige. Val Venosta, Val d’Ultimo, Val Passiria”. 1996. Provincia autonoma, Assessorato alla pubblica istruzione e cultura in lingua italiana-CLAB, Bolzano.

La chiesa di San Nicolò

Ed ecco un’altra bella chiesa della Val d’Ultimo. A San Nicolò troviamo questa chiesa dall’atmosfera particolarmente accogliente, circondata dal suo cimitero a terrazze. Ogni chiesa della valle ha una sua particolare atmosfera ed architettura, opere di intaglio al suo interno e una storia da raccontare.

La chiesa di San Nicolò d'Ultimo

Le prime tracce di una cappella a San Nicolò risalgono al 1338, ma l’attuale chiesa risale al 1500 quando vennero realizzati l’ampio coro e il campanile dalla guglia ottagonale che conservano ancora oggi l’antico aspetto. La navata invece venne rimaneggiata nel ‘700 e voltata a botte e decorata a stucchi. Nei primi anni del ‘900 venne affrescata con santi e simboli sacri. L’altare maggiore è neogotico con rilievi e statue scolpite da Andreas Huter, stesso sculture che ha realizzato i rilievi degli altari laterali. Bellissima la porta in legno scolpita nel 1899 con San Pietro e altri santi.

Il portale della chiesa

Informazioni tratte da “I luoghi dell’arte: Alto Adige. Val Venosta, Val d’Ultimo, Val Passiria”. 1996. Provincia autonoma, Assessorato alla pubblica istruzione e cultura in lingua italiana-CLAB, Bolzano.

La Val d’Ultimo e l’acqua

Tra laghi artificiali, laghi alpini e mulini ad acqua

Non si può parlare della valle senza parlare di acqua. Il rapporto che le lega è davvero molto stretto. Storicamente è sempre stata una valle estremamente ricca di acqua, tanto che ancora oggi sono visibili i resti di un acquedotto che portava l’acqua alla confinante Val Venosta, meno fortunata dal punto di vista idrico. E fu questa ricchezza, unita alla conformazione della valle, che indussero i governanti e le autorità per l’energia a farla diventare nel secolo scorso “la valle dell’energia”. Le sei centrali idroelettriche della valle producono l’8% dell’intera produzione altoatesina.

Ma la ricchezza d’acqua, in questo piovoso 2024, ancora più visibile, è evidenziata anche dai numerosi mulini ad acqua che costellavano la valle, parecchi ancora visibili. Se per curiosità si volesse vedere il loro funzionamento, tutti i martedì d’estate (cercare gli eventi all’ente turismo) il mulino sulla strada forestale che parte dalla diga del lago Zoccolo e costeggia il lago, viene messo in funzione a scopo dimostrativo.

Sopra l’abitato di Pracupola, sul sentiero della croce, ci sono mulini storici restaurati nel 1997, a San Pancrazio c’è il sentiero dei mulini, ma se farete attenzione lungo i sentieri in valle ne troverete parecchi. Uno che spesso non si nota potete vederlo nel chilometro di strada che si fa per arrivare ai larici millenari, a metà percorso sulla destra. Molto spesso non ci si fa caso ma sono disseminati lungo i corsi d’acqua, a testimonianza del lavoro importante che svolgevano per l’alimentazione delle famiglie. Si coltivava, si macinava (un mulino serviva più famiglie) e ci si faceva il pane.

Altra testimonianza dell’utilizzo dell’abbondante acqua è la segheria veneziana, segheria funzionante ad acqua che può essere vista al lavoro a Santa Gertrude al centro visite del Parco dello Stelvio, anche in questo caso durante l’estate (consultare gli eventi all’Ente turismo).

Infine, ma non meno importante, segnaliamo la ricchezza di sorgenti presenti in valle. Abbiamo già parlato dei bagni termali della valle, e di come già nell’ottocento ci fosse una grande richiesta per i bagni della Val d’Ultimo. Le fonti ad oggi, riconosciute e certificate sono quattro ciascuna con le sue peculiarità.

Il modo migliore per vedere i numerosi corsi d’acqua dai più piccoli al maggiore che è il Valsura che attraversa la valle, così come i numerosi laghi alpini ed artificiali, le fonti e le oasi create attorno a queste ultime, è camminare, camminare e camminare che è anche il modo migliore per conoscere!

La chiesa di San Maurizio

gli esterni della chiesa di San Maurizio

La chiesetta di San Maurizio (St. Moritz) è probabilmente la chiesa più antica della valle: era tappa di passaggio per i pellegrini che dalla Val Venosta scendevano verso Roma. Ci sono tracce scritte già in documenti del 1278 nei quali si parla della capella sancti Mauriceii. I muri della navata sono del XIV secolo ma le forme attuali sono tardogotiche. Nel XVI secolo la navata venne chiusa da volte a botte e decorata con stucchi. In quell’occasione gli affreschi furono danneggiati e da allora restano solo parzialmente visibili. Il ciclo di affreschi raffigurava scene della passione e probabilmente erano di un autore bavarese attivo a Bolzano tra le fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Sulla parete nord, la scena della crocefissione è tornata alla luce ed è stata restaurata nel 1921. La chiesa ha anche un bell’ altare maggiore seicentesco con tralci di vite scolpiti e cherubini. La pala rappresenta il patrono della chiesa, San Maurizio, il soldato romano che si convertì al cristianesimo. Il pulpito ottagonale risale al XVII secolo, è stato ridipinto nel 1921 dallo stesso artista che ha recuperato l’affresco della passione e dipinto quello della sacra famiglia del presbiterio.  Durante i restauri del 1980 è stata purtroppo rimossa la cantoria ma restano le bellissime panche in legno intagliato.

gli interni della chiesa di San Maurizio

Al di là dei particolari artistici e storici, questa chiesa rappresenta una meta da mettere in conto per conoscere la valle. La sua posizione dominante permette di godere del panorama su buona parte della valle e in particolare sul lago Zoccolo. Per chi ama camminare vale sicuramente la pena salire dal sentiero della via crucis (segnalato come Kreuzweg).

Come arrivare: in auto l’unica strada arriva dall’abitato di San Nicolò. Sono circa cinque chilometri che fanno salire di 500 metri di altitudine. Il piccolo abitato di San Maurizio, che consta della chiesa, di uno storico ristorante, e solo un altro paio di case, si trova ad una altezza di 1630 metri.

Volendo arrivare a piedi si può seguire il sentiero della croce che parte in prossimità dell’abitato di Pracupola, oppure il sentiero numero 6 da San Nicolò (sono più di quattro chilometri con quasi 500 metri di dislivello, richiede tra l’ora e mezza e le due ore). Si può anche prevedere di proseguire, stagione permettendo, in direzione del ristorante Steinrast seguendo il sentiero numero 11 (circa un’ora e trenta, alla chiesa prendere la strada sterrata alla sinistra, in salita). Le possibilità di escursione con partenza dalla chiesa sono comunque diverse, in direzione della cima del Mutegg, o del lago di Quaira. E per chi non fosse interessato alle escursioni il ristorante St.Moritz (tel. 348 6445519 – restaurantstmoritz@gmail.com) è sempre un’ottima meta per la cucina locale e tappa per gli sciatori durante la stagione sciistica (attualmente, gennaio 2025, ancora in rifacimento dopo l’incendio dell’inverno 2023/2024)

Informazioni tratte da “I luoghi dell’arte: Alto Adige. Val Venosta, Val d’Ultimo, Val Passiria”. 1996. Provincia autonoma, Assessorato alla pubblica istruzione e cultura in lingua italiana-CLAB, Bolzano.

Tre cose da fare per conoscere la Val d’Ultimo anche quando piove: musei per grandi e piccoli

Culten, Talmuseum, Lahnersäge

Può capitare che a ferie programmate il meteo non sia provvidenziale per le passeggiate. Se capitasse vi suggeriamo tre visite da fare per conoscere meglio la valle.

Il Culten, museo archeologico della valle. Il museo, aperto dal 2018, si trova a Santa Valburga sulla strada che dal municipio sale alla chiesa. Abbiamo già raccontato in un precedente articolo cosa trovare in questo museo: dalla ricostruzione di un antico maso alla ricostruzione storica di quelli che sono stati i primi insediamenti umani dell’età della pietra nella zona.  Interessante per grandi e piccoli. Un bel lavoro di recupero di informazioni storiche che vanno alle origini degli insediamenti offerte al visitatore con un approccio accattivante e moderno.

Il museo della valle (Talmuseum): a S.Nicolò troviamo invece un museo incentrato sulle tradizioni e la cultura popolare e contadina della valle. Il museo, che ha da poco festeggiato il suo 50esimo anno di attività nell’ottobre del 2023, è una ricchissima raccolta di oggetti, mobili, attrezzi agricoli che fa di questa istituzione una memoria storica di notevole importanza. Fatevi accompagnare all’interno di questa wundekammer per farvi spiegare la storia e gli utilizzi di tanti oggetti curiosi e affascinanti.

Il centro visite del parco dello Stelvio: pochi sanno che l’ultima parte della Val d’ultimo si trova immersa nel Parco nazionale dello Stelvio. Questo centro visite, costruito a ridosso di una antica segheria ad acqua (messa in funzione una volta alla settimana durante la stagione estiva), vi farà conoscere la flora e la fauna del parco e l’interazione con l’uomo. Bellissima visita per gli adulti e assolutamente immancabile per i bambini.

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