Autore: In Val d'Ultimo Pagina 5 di 7

Il Culten

Centro di documentazione della Val d’Ultimo

Se volete conoscere davvero le origini e la storia della valle una tappa che deve essere fatta è al museo archeologico della valle: il CULTEN.

Fino agli anni ’60 del secolo scorso si credeva che i primi insediamenti in Val d’Ultimo risalissero all’Alto Medioevo: la valle risultava molto difficile da raggiungere e poche sembravano le aree che potessero risultare idonee ai fini di insediamenti umani. Ma nel 1967, in occasione di lavori sulla collina della chiesa di Santa Valburga vennero fatti ritrovamenti archeologici relativi ad un rogo votivo risalente all’età del ferro. Al di sotto di questo, altri resti documentavano un insediamento precedente dell’età del bronzo, e poi ancora più indietro per arrivare all’età della pietra. La storia della valle era dunque da riscrivere. Questo fu il punto di partenza del museo archeologico che ha aperto le porte nel 2018, ma nel 2023 ha rilanciato le attività per far conoscere le origini della valle.

Interno del museo Culten

Il museo si articola in tre parti: il fulcro è una struttura semi interrata dove si trovano le ricostruzioni di quella che deve essere stata la storia di questi antichissimi insediamenti in val d’Ultimo. Ritrovamenti dell’età della pietra fanno pensare che attraverso i gioghi la valle venisse usata come passaggio per giungere alla Val Venosta, ma il primo insediamento vero e proprio può essere datato attorno al 1.400 a.C. La posizione scelta è strategica: si domina e controlla la valle, si è al riparo da aggressori e si gode di ore di sole preziose per l’insediamento. Le case presentavano uno zoccolo in pietra, la parte superiore e il tetto in legno, le giunture sigillate in argilla. Spesso capitava che bruciassero e venivano poi ricostruite sopra i resti nello stesso punto. L’abitato resistette per circa 900 anni, fino a quando, non se ne conosce il motivo, vennero svuotate completamente e l’abitato abbandonato. Viene spianato in parte e vi viene acceso sopra un rogo votivo. Se è stato poi costruito un nuovo insediamento nella valle, questo non è ancora stato scoperto. Sette altari in pietra furono costruiti e su di essi avvenne il rogo. Il santuario che ne scaturì venne utilizzato a lungo per fuochi sacrificali.

Forse non a caso la chiesa venne eretta poco più sopra, ma di essa si ha documentazione solo nel 1278. La storia della valle, infatti smette di lasciare tracce evidenti fino a dopo il 1000 d.C.

La colonizzazione del XI e XII secolo si deve al monastero di Weingarten e ai conti di Appiano-Ultimo, seguiti dai vescovi di Trento e ai conti del Tirolo.

Il maso ricostruito all'interno del Culten

Ed è qui che si inserisce una seconda parte del museo: un maso originario del 1300 (ripreso e sistemato nel 1400 e successivamente nel 1800) viene smontato dalla sua posizione originaria pochi metri distante e ricostruito fedelmente adiacente al museo per far parte integrante della panoramica storica della valle. Il maso, così come le ricche didascalie, contribuiscono a dare una idea della struttura delle abitazioni della valle; struttura rimasta per lo più inalterata fino al secolo scorso.

Ed infine, si conclude il percorso nel giardino che dà una idea delle colture tipiche del posto.

Note pratiche: gli orari e i costi del museo sono disponibili all’ufficio turistico di Santa Valburga. Il museo si trova vicino al municipio e sotto la chiesa di Santa Valburga. Si trovano le indicazioni nei pressi del ponte all’inizio del paese. La visita risulterà piacevole anche per i bambini .

Parcheggio: il museo si trova su una strada senza possibilità di parcheggio (un solo posto in caso ci sia una persona che non può deambulare), il consiglio quindi è di lasciare l’auto più in basso, al parcheggio sulla provinciale prima del ponte, o più in alto al parcheggio della chiesa.

Link ufficiale dell’ Ufficio turismo

I Santi di ghiaccio (Eisheilingen)

Quando la primavera sembra ormai aver sconfitto la stagione invernale, le giornate si sono allungate e le temperature sembrano ormai inesorabilmente salire ecco che fanno la loro comparsa i “Santi di Ghiaccio”.

La tradizione popolare, soprattutto contadina, associa ai giorni tra l’11 e il 15 maggio, un brusco calo delle temperature, un colpo di coda dell’inverno legato ad una “singolarità  metereologica”, un evento che ricorre con una certa regolarità in un determinato periodo dell’anno, e che porta a condizioni meteorologiche diverse da quelle che normalmente sono attese per tale periodo (come ad esempio l’”estate di San Martino”)

Esiste una tradizione, la cui origine sembra addirittura medioevale, che fonda la sua storia in secoli e secoli di osservazioni dei contadini, che ci ricorda come l’inverno, proprio in questo periodo possa fare la sua ricomparsa, in particolar modo sull’Europa centro settentrionale. Da qui nacque la credenza popolare dei “Santi di ghiaccio”, nome che evoca miti e leggende del nord Europa.

Ma chi sono i Santi di ghiaccio?

11 maggio: San Mamerto era un vescovo cattolico del V secolo, considerato molto colto. Secondo la tradizione, faceva spesso miracoli, come fermare incendi, curare la febbre o intervenire in caso di grave siccità.

12 maggio: San Pancrazio visse nel III secolo e morì come giovane martire della chiesa primitiva di Roma. Il suo nome significa “colui che sconfigge tutto”. Con la sua spada e la corona da martire, è spesso raffigurato in abiti eleganti o da cavaliere. Ricordiamo che è il patrono dell’omonimo paese della Val d’Ultimo (la festa patronale si svolge proprio il 12 maggio). Un proverbio recita: Wenns an Pankratius friert, so wird im Garten viel ruiniert. (quando si gela di San Pancrazio, molte rovine avvengono nei campi)

13 maggio: secondo le leggende, San Servazio era vescovo nel territorio dell’attuale Belgio nel IV secolo. Si dice che abbia previsto l’invasione degli Unni in Europa, che in realtà ha avuto luogo circa 70 anni dopo la sua morte. La sua assistenza è solitamente richiesta in caso di malattie del piede, danni da gelo e pestilenze dei ratti.

14 maggio: San Bonifacio di Tarso morì all’inizio del IV secolo nell’odierna Turchia. Per empatia verso i cristiani perseguitati fu battezzato e rimase fedele alla sua nuova fede. Dopo l’esecuzione, il suo corpo venne riportato a Roma.

15 maggio: Santa Sofia di Roma è l’ultima dei cinque Santi di Ghiaccio. La memoria di Santa Sofia e delle sue tre figlie, tutte martirizzate nel secondo secolo dall’Imperatore Adriano, viene festeggiata il 17 settembre (ma nel medioevo la ricorrenza cadeva il 15 maggio). L’iconografia le raffigura come quattro donne vestite a lutto. La “fredda Sophie” (die Kalte Sophie, come viene chiamata dai tedeschi) viene spesso invocata contro le gelate tardive per chiedere un buon raccolto.

Secondo la tradizione quindi, dalla giornata del 16 maggio….via alla semina e…alla bella stagione.

San Pancrazio - Val d'ultimo
La chiesa e il paese di San Pancrazio

I Bagni di Mezzo

 La Val d’Ultimo, come abbiamo già più volte scritto, è una valle ricca di acqua e vanta ben 4 delle 37 sorgenti riconosciute (con Deliberazione del 31.07.2018 n.752) dalla Provincia di Bolzano. Due si trovano nel comune di Ultimo: una è la sorgente di Oltreacqua o Sopracqua, di cui abbiamo già parlato, la seconda è la sorgente dei Bagnetti (Innerbad). Di quest’ultima si parla già nel 1697 come bagni per le persone meno abbienti. La frequentazione di questi bagni è testimoniata fino al 1914. Nel 2011 è stata creata una Oasi della quiete come quella fatta per le altre tre sorgenti. Per raggiungerla: sulla Strada Provinciale della Val d’Ultimo tra S. Pancrazio e S. Valburga si svolta in direzione Proves. Dopo pochi metri si segue una piccola strada a destra, passato il Rio Valsura, a sinistra si trova l’Oasi della quiete.

Le altre due si trovano nel comune di San Pancrazio. La prima è Bagno Lad (Bad Lad). Già conosciuta nel 1300, aveva dei bagni curativi annessi famosi fino alle guerre mondiali. Bagni che vennero demoliti nel 1948. Nel 2010 è stata creata una “oasi della quiete” dove si trova una fontanella che convoglia l’acqua della sorgente. Per raggiungerla basta seguire il sentiero Ultner Talweg che collega S. Pancrazio con S. Valburga. Dal centro del paese di S. Pancrazio sono circa 30 minuti.

Ma arriviamo finalmente ai famosi Bagni di Mezzo (Mitterbad). Famosi perchè rispetto agli altri bagni in valle ebbero frequentazioni illustri. I Bagni di Mezzo vengono menzionati per la prima volta nel 1418 con la denominazione “Walcherguet in Vlten in mitern Pad“ (podere di Walcher in Val d’ultimo nel Bagno di Mezzo). Agli inizi del 1800 erano considerati uno dei bagni più frequentati nell’area tedesca. Molti personaggi conosciuti facevano visita ai Bagni, come ad esempio Otto von Bismarck, l’imperatrice Elisabetta d’Austria (la famosa Sissi), i fratelli Heinrich e Thomas Mann ed il pittore Franz von Defregger. I Bagni furono gestiti fino al 1971.

Cartolina d'epoca dei bagni di Mezzo

Purtroppo questo sito storico versa oggi in condizioni pessime. Decenni di abbandono fanno solo lontanamente intuire la vita che animava questi famosi bagni termali che si trovano immersi in un magnifico bosco con faggi e abeti secolari. Sic transit…possiamo dire che non gli è toccata la sorte fortunata dei Bagni di Sopracqua e il fatto che il terreno sia di proprietà privata, suddiviso tra molteplici eredi non prevede per questo luogo un futuro più roseo.

I Bagni di Mezzo allo stato attuale

Sembra ironico che sia stato candidato nel 2022 dal FAI per i luoghi del cuore e abbia avuto…2 voti!

Annessa ai bagni sorgeva una piccola cappella intitolata ai santi Cosma e Damiano, i santi medici. In origine già nel XVII sec. ci sono testimonianze di una piccola cappella, ma i resti che si possono vedere oggi risalgono al 1840. La cappella presenta un piccolo campanile a vela con una campana del 1636 e tutto l’insieme versa oggi, purtroppo nello stesso stato di abbandono della struttura termale.

Per raggiungere il sito: verso la fine del paese di S.Pancrazio si trovano le indicazioni prima della galleria sulla sinistra. Si percorre una stradina che oltrepassa la diga di Alborelo e che in un paio di chilometri permette di arrivare al sito. A piedi: da S.Pancrazio si prende il sentiero n. 28B. Da qui si può proseguire per la cima del Monte Luco.

Fonti e articoli per approfondire:

https://www.suedtirolerland.it/it/alto-adige/val-d-ultimo-alta-val-di-non/san-pancrazio/bagni-di-mezzo-bad-lad/

https://ambiente.provincia.bz.it/acqua/sorgenti-minerali.asp?news_action=4&news_article_id=547331

https://www.tangram.it/it/acque-termali-della-val-dultimo/

Falegname per passione

C’è stato un tempo in cui i giovani cercavano di allontanarsi dalle valli: vita dura, poche opportunità spingevano a spostarsi verso le città. Negli ultimi decenni le tendenze stanno lentamente cambiando. I mezzi di spostamento, il turismo, la consapevolezza di poter valorizzare un territorio che è sicuramente difficile ma altrettanto gratificante: tutto questo spinge tanti giovani a rimanere oppure a tornare dopo esperienze in altri luoghi.

Michael Schwienbacher nel suo laboratorio

Michael Schwienbacher è tra i giovani che non hanno mai preso in considerazione l’idea di spostarsi. I genitori hanno un maso con terra e animali a 1.700 metri, ma soprattutto gestiscono le malghe Flatchberg, di cui già abbiamo parlato. Il lavoro è da sempre nel loro DNA: orari pesanti, terreni impervi, clima difficile (in questo 2023 si è vista la neve a fine aprile) ed un sorriso per accogliere chi si presenta alla malga. Intendiamoci non un sorriso forzato, un sorriso di vera accoglienza, di qualcuno che ama il suo lavoro, di un cuore aperto al prossimo che ti fa tornare a trovarli ancora ed ancora. A tutto questo si aggiunga che la lavorazione del legno nelle valli da sempre fa parte della cultura locale e che la figura del falegname è necessaria più che altrove.

In questo contesto è cresciuto Michael, un giovane di 28 anni con una formazione incentrata sulla lavorazione del ferro, che ora, per passione, lavora il legno con un entusiasmo che gli fa illuminare gli occhi quando parla dei suoi oggetti.

oggetti in legno

Ciascun oggetto nasce quasi per caso, guardando un pezzo di legno trovato. A seconda dell’essenza nascono oggetti diversi, ogni legno ha infatti una sua caratteristica: più duro il cirmolo, più facile da lavorare il tiglio, profumatissimo il larice, venato quasi come fosse ulivo, il legno di acacia. Tra una scalpellata e una lavorazione al tornio prendono vita ciotole, vasi, lampade e qualsiasi cosa venga suggerita dal materiale e dalla sua forma. Nel laboratorio aleggia un profumo di resina che sembra di fare aromaterapia, e come se non bastasse, guardare fuori dalla finestra completa il percorso sensoriale. Tenere in mano questi oggetti fa sentire l’amore per il materiale, la passione e la creatività di chi li ha creati.

Se volete vedere e acquistare questi oggetti potete trovarli ai mercati dell’artigianato dell’Alto Adige, in particolare ad un circuito di mercati itineranti del “fai da te” chiamato appunto Selber Gmocht, oppure contattarlo direttamente.

Michael Schwienbacher – flatschrwooddesign@gmail.com

Lo trovate anche su Instagram: @flatschrwooddesign

Tempo di sci: fondo

Per chi ama lo sport e la tranquillità lo sci di fondo in Val d’Ultimo è una soluzione fantastica! Che si tratti di classico o pattinato, questo bellissimo e completo sport, praticato in Val d’Ultimo assume un valore speciale. Il percorso si snoda in un paesaggio da fiaba: tra boschi e pascoli innevati costeggiando il torrente Valsura. La pista ha una lunghezza che varia in funzione delle neve presente: in genere è tra i 12 e i 20 km circa. La partenza è dal fondo del lago Zoccolo, in prossimità della stazione della cabinovia. Quando il tracciato è più limitato, come in questo inverno 2022/2023 o in altri inverni del passato, si può partire in prossimità del Familyhotel St.Nikolaus e arrivare fino a Santa Gertrude.

Il costo del biglietto (sempre per l’inverno 2022/2023) è di 4 euro, un costo accessibile a tutti per una pista tenuta sempre in buone condizioni.

NOVITA’ 2024/2025: è stato inaugurato a Pracupola (Kuppelwies) dietro al pattinaggio un percorso (innevato anche artificialmente) per il biathlon, un circuito disponibile anche per chi volesse solo fare fondo.

Per chi volesse avvicinarsi a questo sport invernale ricordiamo un servizio interessante al seguente link https://www.trekking.it/i-nostri-consigli/sci-fondo-consigli-preparazione/. Presso la stazione a valle della cabinovia è possibile noleggiare gli sci e pagare il giornaliero.

Informazioni ulteriori al sito dell’ufficio turistico della Val d’Ultimo

Tempo di sci: discesa

La Val d’Ultimo offre un piccolo paradiso per gli amanti dello sci da discesa: il comprensorio sciistico Schwemmalm. Oggi vanta circa 25 km di piste. La stazione a valle della cabinovia che porta ai 2.100 metri del comprensorio offre un ampio parcheggio, un servizio noleggio sci, un parco sci per i più piccoli ed un bar dove sono disponibili anche prodotti dell’artigianato locale.

Sciare o passeggiare sotto la cima del monte Muta (il Mutegg da cui il nome della seggiovia quadrupla che parte vicino all’arrivo della funivia) è un’esperienza: la vista nelle giornate limpide è impagabile, così come trovarsi sopra le nuvole quando a valle il cielo risulta coperto. Le ore di sole si possono sfruttare dall’alba al tramonto: dall’ inverno 2022-2023 la cabinovia ha inaugurato numerose aperture alle 7 del mattino permettendo di godere dello spettacolo dell’alba sulle cime.

Queste piste hanno conosciuto fama anche perché qui è nato l’amore per lo sci di Dominik Paris e qui con la sua tenacia e la sua grinta ha iniziato i suoi primi allenamenti per arrivare ad essere il campione che è oggi.

Ma vediamo un po’ di ripercorrere la storia del comprensorio. Nato alla fine degli anni ’70 (la seggiovia di Breiteben che da 1.505 porta a 1.905 vede la luce nel 1977), già negli anni ’80 inizia a richiamare un discreto pubblico. I più temerari ricorderanno agli arbori del comprensorio al posto dell’attuale seggiovia Schwemmeregg (che porta da 1.800 mt circa a 2.100 ed è stata inaugurata nell’inverno 2024/2025) un terribile skilift ad àncora che metteva alla prova nella scelta del compagno ideale con cui salire! Solo alla fine degli anni novanta venne sostituito da una moderna seggiovia a 4 posti (Schwemmalm sostituita solo nel 2024) che eliminava tutti i problemi di cadute ed imbarazzi. Nel frattempo però già si allungavano le piste con la seggiovia a tre posti Asmol che permetteva di raggiungere i 2.500 mt. portando il dislivello totale percorribile a 1.000mt. Anche la Asmol verrà eliminata nell’inverno 2024/2025 con l’introduzione della modernissima Shwemmeregg Bisognerà aspettare il 2008 per sfruttare la parte più panoramica e soleggiata delle comprensorio: la seggiovia Mutteg con le sue cupole di protezione, amplia le piste permettendo di arrivare ai 25 km. circa attuali.

Praticamente in contemporanea si vede l’inaugurazione della cabinovia ad 8 posti che permette di salire al comprensorio dalla località di Pracupola: circa 1.000 metri di dislivello in 8 minuti. La cabinovia segna sicuramente una svolta per lo Schwemmalm: eliminato il tratto stradale che prima era obbligato, permette un facile accesso, tempi di percorrenza molto più rapidi, un facile parcheggio ed invoglia molto di più anche i non sciatori a salire in quota.

Questa in breve la storia dello sci da discesa in Val d’Ultimo, ma per gli amanti delle curiosità, e per i meno giovani che forse li ricorderanno, possiamo dire che in valle si trovavano nei primi anni ’80 due skilift. Uno si trovava tra San Nicolò e Santa Gertrude, salendo, alla destra della provinciale, e uno, più longevo, in prossimità del familyhotel San Nikolaus e della breve galleria prima di San Nicolò, salendo sulla sinistra. Quest’ultimo venne poi sostituito anni dopo con due moderni tapis roulant e permetteva di prendere lezioni e sciare anche senza salire in quota. A carnevale venivano anche fatte bellissime feste sulla neve con gare in costume per grandi e piccoli. Ma negli anni cinquanta c’era già un primo storico skilift come mostrato dall’immagine sotto. L’impianto restò in funzione dal 1953 al 1959

Da guardare: https://www.youtube.com/watch?v=Cm5-6N5VVh0

Una stella in Val d’Ultimo: Giancarlo Godio

“Il primo ad Ultimo”

La Val d’Ultimo è stata per anni fuori dai circuiti noti del turismo altotesino. Il turismo estivo solo nell’ultima quindicina d’anni ha preso piede, mentre d’inverno veniva frequentata soprattutto per gli impianti sciistici (i primi impianti di risalita dello Schwemmalm risalgono al 1976 ma erano altro rispetto a comprensori ben più noti). Eppure, proprio negli anni in cui la valle era sconosciuta ai più, proprio qui, si accese una stella nel panorama gastronomico dell’Alto Adige.

Giancarlo Godio, dalla gavetta alla stella Michelin: con la gestione della mensa Enel a Fontana Bianca, ha incantato con la sua cucina tanto da diventare uno dei primi cuochi dell’Alto Adige ad ottenere una stella Michelin, il primo con un ristorante a 2.000 metri!

Ma facciamo un passo indietro. Giancarlo Godio nacque nel 1934 a Parigi (dove i suoi genitori si trovavano per un periodo) ma era originario del Piemonte. Dopo una lunga gavetta approdò all’ “Aquila” di Ortisei: qui, il suo stile, la sua ricerca di perfezione, la sua creatività, la capacità innovativa, lo portarono ad essere rapidamente scelto come primo chef. Ed è a Ortisei che conobbe la moglie Elisabeth originaria della Val d’Ultimo. Con lei si avventurò nel 1957 a Vigo di Fassa, per un’altra esperienza lavorativa, sempre con lei nel 1970 arrivò a Fontana Bianca. Qui i due coniugi presero la gestione della mensa Enel, fino a quel momento in mano ai genitori di Elisabeth. Qui Giancarlo Godio iniziò la sua parabola ascendente. A Fontana Bianca affinò le sue capacità, “lavorò senza compiere il passo più lungo della gamba, con umiltà, spontaneità, coraggio.”

“Godio andava nella sua direzione, lasciando l’erba della pianura, puntando in alto verso boschi e rocce, il suo mondo, pieno di aspettative, ben determinato a realizzarle.”

E qui, alla mensa Enel, Godio iniziò a richiamare la folla con un incessante passaparola che fece diffondere rapidamente la voce. Il ristorante divenne conosciuto ed apprezzato, Godio preparava menù a sorpresa per i commensali ed in tempi non sospetti, era un tenace sostenitore del chilometro zero. Se già oggi andare a Fontana Bianca richiede qualche attenzione particolare sulla strada, ai tempi la percorrenza di questa impervia stradina, fatta e controllata dall’Enel, era una vera avventura. “La strada che porta a Fontana Bianca stretta e tutta curve, era stata aperta dall’Enel solo nel 1968…ma rimase a lungo in cattivo stato”. Eppure in questo luogo dimenticato, Godio nel 1973 ricevette la sua prima stella Michelin, e gli anni che seguirono videro personaggi di spicco (da Reinhold Messner a Giulio Andreotti), fare la processione per provare le sue creazioni, ma anche per godere della sua compagnia.

Fontana Bianca fu il luogo dove iniziò a brillare la sua stella ma anche il luogo da cui non volle mai separarsi. A 1.900 metri, con infrastrutture quasi inesistenti, lui trovò il suo regno. Anche se “in inverno la situazione si presentava critica e anche pericolosa. Nel giro di una notte poteva cadere anche un metro di neve…” nel 1986 ad esempio, la “neve aveva letteralmente ingoiato il territorio”. 

“Fontana Bianca gli aveva dato l’occasione di diventare importante e contemporaneamente di restare sé stesso”.

Gli anni ’80 videro la sua consacrazione, decine i concorsi e le gare di cucina vinte, e tante le passioni (come quella per i funghi, la pesca, l’arte, l’intaglio) che riversava nelle sue creazioni. Chi ha qualche anno sulle spalle, ricorderà sicuramente un grande drago di legno su cui ci si poteva arrampicare, posto davanti alla genziana: era stato intagliato da Godio.

La sua stella brillò fino al 1993, momento in cui la guida Michelin, senza dare spiegazioni, gliela tolse. La perdita della stella fu per lui un momento cruciale e lo segnò profondamente. Ma il destino, pochi mesi dopo, gli fu ancora più avverso. Nell’ottobre del 1994, al rientro da una gita in Istria con amici, il piccolo velivolo su cui viaggiavano cadde rovinosamente e i tre amici morirono.

Per ricordare questo straordinario personaggio la Provincia autonoma di Bolzano e il Centro audiovisivi di Bolzano hanno realizzato qualche anno fa un docufilm che potete vedere al seguente link: https://youtu.be/FI1X07hdJ58 

Inoltre, nel 2009 è uscito un libro molto particolare, per celebrare Giancarlo Godio. Il libro è una bellissima, inedita ed inconsueta biografia di questo “mago dei 2.000” che vi farà avvicinare anche alla Val d’Ultimo. Il titolo è “Blu. Giancarlo Godio. Una stella della bonne cuisine”. Blu come il cielo e blu come la Genziana, il nome del suo ristorante. Tutto ciò che è stato riportato tra virgolette sono citazioni dal libro. Il testo è stato premiato in Austria come il più bel libro del 2009, sia per la veste grafica innovativa che per il ritmo narrativo.

Ma la storia di Giancarlo Godio è stata anche ispirazione per uno spettacolo teatrale di e con Pino Petruzzelli, coproduzione Teatro Ipotesi e Teatro Stabile di Genova. Il monologo, che racconta la vita dello chef è stato “messo in scena” anche a Santa Gertrude, en plein air, qualche estate fa e, di nuovo in versione ridotta nell’estate 2024, a 30 anni dalla scomparsa del cuoco. Per chi volesse gustare qualche minuto dello spettacolo:

https://www.youtube.com/watch?v=-tbAFThHxdk&t=6s

Bibliografia rapida (oltre alle già citate fonti):

https://newsfood.com/13-ottobre-1994-val-dultimo-la-nebbia-e-campomolon-hanno-chiuso-unepoca-quella-di-giancarlo-godio-ed-il-suo-ristorante-la-genzianella/

https://www.ligurianotizie.it/il-primo-ad-ultimo-giancarlo-godio-e-la-sua-genziana/2016/05/13/201744/

https://www.altoadige.it/cronaca/bolzano/godio-vent-anni-fa-la-scomparsa-1.542391 (link articolo giornale per i 20 anni dalla scomparsa)

http://www.alessandrobotta.it/progetti/degusta/vecchio/index.php?option=com_content&view=article&id=1055:giancarlo-godio-e-la-bonne-cuisine&catid=40:mostre-eventi&Itemid=68

https://www.varie.eu/siti/sitopaperogiallo/giancarlo_godio_e_il_ristorante_genziana_in_val_dultimo_perche_ricordare_e_importante.html

https://www.gustomediterraneo.it/ristorante-genziana-di-giancarlo-godio-val-dultimo-bz/

Il 6 Dicembre è San Nicola

Ad ogni territorio le sue festività. Per chiunque sia stato bambino in Val Padana la data del 13 dicembre evoca ricordi. A Mantova, a Verona, a Bergamo a Brescia, in alcune città dell’Emilia Romagna, la notte tra il 12 e il 13 dicembre Santa Lucia porta i doni ai bambini.  In Alto Adige, più vicino alle tradizioni del nord Europa, è San Nicola a portare i doni.

San Nicola è un Santo molto antico, nasce in Turchia nel 270 e diventa vescovo di Myra (Turchia). La sua fama rimane legata solo alla Licia per diversi secoli, fino al VII secolo, quando, di fronte alle coste dove sorgeva il santuario in suo nome, Bizantini e Arabi combatterono per la supremazia sul mare. Arrivò così il salto di status: Nicola diventò il punto di riferimento dei marinai bizantini e il loro protettore, trasformandosi da santo locale a santo internazionale. Il suo culto si espanse lungo le rotte marittime del Mediterraneo, arrivando a Roma e a Gerusalemme, poi a Costantinopoli, in Russia e nel resto dell’Occidente. Nel IX secolo si diffuse in Germania.

Dalla fine del XIII secolo, il 6 dicembre diventò il giorno in cui persone travestite da “vescovo Nicola” salivano sui loro scranni: la tradizione raggiunse il culmine nel XVI secolo (ma in alcuni luoghi persistette fino al XIX). E anche quando la Chiesa, scandalizzata, iniziò a vietare queste carnevalate pagane, Nicola sopravvisse nelle scuole e nelle case grazie ai bambini, che continuarono a festeggiarlo e a ricevere i suoi regali. La storia e la devozione per san Nicola è molto diffusa anche in due città italiane: Bari e Venezia. Dopo la caduta di Myra in mano musulmana, nel 1087 i baresi fecero una spedizione in quella città. Le reliquie, cioè le ossa, del santo, erano parte del bottino. Circa 10 anni dopo anche i veneziani puntarono su Myra e recuperarono altre ossa, lasciate dai baresi nella fretta. I veneziani trasportarono quei resti nell’Abbazia di San Nicolò del Lido, vantando pure loro il possesso delle spoglie del santo. Lo dichiararono protettore della flotta della Serenissima. 

L’omone con la barba bianca e il sacco pieno di regali, invece, nacque in America dalla penna di Clement C. Moore, che nel 1822 scrisse una poesia in cui lo descriveva come ormai tutti lo conosciamo. Questo nuovo Santa Claus ebbe successo, e dagli anni Cinquanta conquistò anche l’Europa diventando, in Italia, Babbo Natale.

Oggi, in alto Adige come in molti paesi del Nord Europa, unendo tradizioni religiose e pagane, San Nicola gira per le strade acccompagnato dai “Krampus”, i diavoli che si occupano dei bambini che non sono stati buoni. I Krampus sono in genere impersonati da personaggi spaventosi che indossano pelli di capra e teste con maschere. Hanno dei campanacci legati  al corpo per fare più rumore possibile, inoltre vengono utilizzate anche una verga o delle catene di ferro. San Nicola, invece ha il vestito da Vescovo con tanto di tiara e di bastone pastorale.

Negli ultimi anni le “sfilate” di Krampus sono diventate sempre più numerose e sempre più i turisti che si accalcano per vederle. Krampus “professionisti” da tutto l’Alto Adige sfilano con i loro costumi sempre più paurosi.

Ma dove la tradizione resta pacata, la magia dei bimbi che aspettano la carrozza con a bordo San Nicola, che accompagnato dagli angeli, dispensa i classici sacchettini rossi colmi di dolcetti, arachidi e mandarini, lascia ancora sognare.

Le cime: Cima di Tovo -Tuferspitz 3.097

Per molti ma non per tutti.

Cima di Tovo, Tuferspitz

Ed ecco una cima della valle poco frequentata, un po’ fuori dai circuiti più conosciuti. Questo 3.000 solo dal 2021 si può fregiare di una bella croce, fatta da un giovane falegname della valle (figlio dei gestori della Flatschbergalm, malga di passaggio per la cima) e portata a spalla, come vuole la tradizione, da un gruppo di volenterosi amici.

Con gli anni il percorso per questa vetta si è trasformato parecchio. Ha perso quasi tutti i passaggi su neve e ghiaccio e di conseguenza tanta dell’acqua che scendeva copiosa dai torrenti e, nel frettempo, sono un po’ peggiorati i punti esposti.

Il percorso non è lunghissimo: poco meno di 7 km partendo dal parcheggio ai masi Flaschöfe (sulla strada che da Santa Gertrude porta a Fontana Bianca) ma comporta un dislivello di circa 1.300 metri. Il cammino segue il segnavia n.143. Fino alla malga Hinterer Flatschberg (2.110) si segue una comoda mulattiera. Dalla malga parte il sentiero che fino ai 2.600 metri circa è molto tranquillo e sale nella vallata. Quando iniziano sassi e roccia il sentiero porta a costeggiare il canalone e qui alcuni tratti sono molto esposti senza che siano presenti ancoraggi come catene. Ai 2.892 metri si arriva al passo di Flim che permette di scendere verso la val Martello. Da qui parte l’ultimo tratto, tutto su roccia, con alti gradini da oltrepassare ma non particolarmente pericoloso. La cima è un pinnacolo dal quale guardare il panorama ma con spazi molto ristretti e molto esposti.

La salita richiede circa 3 ore e 30, allenamento e attrezzatura adeguati.

animali al pascolo

Una nota: parecchi sono gli incontri di animali al pascolo (mucche prima, cavalli, capre e pecore più in alto). Il percorso inoltre si trova nel Parco Naturale dello Stelvio, quindi non è infrequente avvistare la fauna tipica.

Guardare dall’alto

Nel famoso film “L’attimo fuggente”, Robin Williams sale sulla cattedra e invita gli studenti a fare la stessa cosa, allo scopo di provare a guardare le cose da angolazioni diverse, da una diversa prospettiva. A volte basta salire pochi centimetri, altre volte bisogna salire su una vetta. Forse questo è uno dei tanti motivi che spingono a salire sulle cime: non solo la camminata, la sfida, ma anche la possibilità di vedere la valle, le altre cime, altri valli, tutto da una prospettiva diversa. Se si cerca su Internet “guardare dall’alto” si trovano decine di suggerimenti per vedere Venezia dall’alto, Milano dall’alto…e così per decine di città: decine di suggerimenti per poter cambiare prospettiva. La montagna offre migliaia di questi suggerimenti: ogni salita permette di guardare il mondo da una angolazione diversa.

Ed…elevandoci un po’ ecco il lago Zoccolo e Pracupola alla fine di questa calda estate 2022

Thanks to @matteocerutti00official

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