Le cime: la Vedetta Alta di Naturno

La Vedetta di Naturno (o Vedetta di San Pancrazio 2.608 mt) è una cima panoramica con ampia vista sulla Val Venosta con una particolarità: gli ultimi chilometri sono costellati di stelle alpine, fiore non facile da ammirare in Val d’Ultimo. Stiamo parlando di un percorso un po’ impegnativo: circa tre ore con un buon allenamento per poco più di 7 chilometri e 1350 metri di dislivello.

la Falkomai alm (2150)

Ma veniamo alla strada: la partenza avviene in genere dal parcheggio che si utilizza per raggiungere la piccola chiesa di Sant’Elena. Lasciata l’auto, dopo 2,5 chilometri di mulattiera si raggiunge la malga Mariolberg, e fino a qui tutto tranquillo! Dopo la malga si prosegue sulla mulattiera ancora per 500 metri e si arriva ad un ponticello da cui si segue il sentiero n.3. Con uno strappo ripido sul sentiero si incontra una piccola malghetta dopo circa mezz’ora e un ulteriore bivio con il quale a destra si può andare alla Stafleralm e a sinistra si prosegue per la malga Falkomai. Arrivati alla malga Falkomai (2.150 mt) si saranno già percorsi 5 chilometri. Gli ultimi due chilometri si snodano tra rocce, e una vegetazione di ginepri, erica e…stelle alpine!

La vista, come sempre sulle cime, ripaga della fatica. La Vedetta è l’ultima cima imponente della catena del Gioveretto, da questa poi si scende verso Monte San Vigilio che chiude la cresta. La vista è su Naturno, in Val Venosta mentre la vista sulla Val d’Ultimo è limitata alla parte più bassa. Tornando non potrà mancare una sosta al lago Falkomai (molto vicino alla malga). Le possibilità di giri ad anello sono diverse: passando per il sentiero in quota (non agevolissimo e in diversi tratti esposto!) si potrà passare per il bivacco Schwarzer (2616) e poi scendere per i Tre Laghi per poi rientrare dalla Innere Falkomai. Bisogna sempre valutare i giri studiandoli sulle mappe e…sulle proprie gambe!

Una nota pratica: salita e discesa dalla Vedetta solo passando per malga, cima, cresta alta (sentiero n.5), scendendo per il Falkomaisee e ritorno, sono 17 chilometri impegnativi.

La valle di Montechiesa (Kirchbergtal)

Questa valle laterale della Val d’Ultimo è davvero molto interessante in tutte le stagioni e offre parecchi spunti per passeggiate, escursioni e ciaspolate o scialpinismo in inverno.

Ma partiamo dalle indicazioni! Verso il fondo della Val d’Ultimo è necessario arrivare a Santa Gertrude. La mulattiera che attraversa tutta la valle di Montechiesa parte in prossimità del centro visite del Parco Nazionale dello Stelvio, ma è possibile raggiungerla anche parcheggiando in fronte alla chiesa e seguendo le indicazioni per il sentiero n. 106 (che diventerà poi 108) in direzione della Kirchberg Kaser. Questa valle laterale sul versante della Val d’Ultimo verso il trentino, si dipana da Santa Gertrude per arrivare sino a passo Rabbi (2.460 metri) dove è possibile scollinare e scendere appunto in Val di Rabbi. Tutto il versante a destra della mulattiera salendo verso passo Rabbi si trova nel Parco Nazionale dello Stelvio.

La mulattiera sale molto lentamente per arrivare dopo circa 4.5 km alla malga (aperta nella stagione estiva) e prosegue per altri 2.5 km circa per continuare poi solo come sentiero fino al rifugio lago Corvo dopo aver scollinato a passo Rabbi. Fino a passo Rabbi sono quindi circa 900 metri dislivello in poco meno di otto km. Questa valle quindi si sviluppa molto in lunghezza e offre decine di possibili escursioni…almeno fino all’arrivo delle neve. D’estate: dalla semplice passeggiata fino all Kirberg Kaser (come dicevamo 4.5 km per circa 400 metri di dislivello) a percorsi più impegnativi verso le cime di Quaira, cima Trenta, i bellissimi laghi di Alplaner, o giri ad anello verso i laghi Corvo e la cima del Gleck scendendo verso Fontana Bianca, o il Giogo di Montechiesa scendendo verso il lago Lungo, sempre sopra Fontana Bianca. Ma d’estate la mulattiera è particolarmente amata anche dai ciclisti e da qualche anno tanti sono sono quelli la frequentano con questo mezzo.

Questa valle è bella in tutte le stagioni: dai prati costellati di crocus in primavera (che qui si palesa piuttosto tardi), si riempie di timo selavatico in estate e si accende con i larici che ingialliscono in autunno. In inverno la sua calma invita a sfidare la neve con scarponi, ciaspole e sci, ma sempre offre bellissimi panorami.

Una passeggiata nei giorni d’oro

E’ giunto per la Val d’Ultimo il periodo d’oro dell’anno. D’oro perchè le migliaia di larici si infiammano con i raggi del sole per creare magnifici giochi di luce e di contrasti con il verde dei cirmoli, l’azzurro del cielo e una leggera imbiancata delle cime. I larici, infatti, a dispetto degli abeti e dei cirmoli, segnano il passaggio delle stagioni e in questo mese creano paesaggi magici.

Periodo d’oro anche perché si vive un dolce momento in cui la stagione estiva si è conclusa e ancora non fervono i lavori per la stagione invernale. Molti alberghi sono chiusi e sui sentieri si incontrano solo gli abitanti del bosco. Il silenzio è impagabile, rotto solo da qualche uccello, da qualche pigna che cade e dai corsi d’acqua.

Le passeggiate da fare in questi giorni sono ancora tante, il ghiaccio è ancora limitato a pochi tratti, raggiungere le malghe ormai chiuse diventa un’esperienza di vero relax. Un sabato o una domenica, anche in giornata, armatevi di pranzo al sacco e provate brevi escursioni nelle ore centrali della giornata.

Qualche suggerimento: la Val d’Ultimo in questo periodo ha molte zone che restano in ombra buona parte della giornata, è quindi preferibile scegliere passeggiate sul versante verso la Val Venosta (per intendersi salendo verso Santa Gertrude il versante sulla destra). Sul versante delle Maddalene (verso sinistra, al confine con il trentino), tuttavia, valli laterali come la Kirchberg riescono ad essere raggiunte da qualche raggio nei momenti centrali della giornata perché il sole si infila attraversandole. Il ghiaccio la fa da padrone quindi è meglio non partire troppo presto e godere delle ore più centrali della giornata.

Qualche meta: il giro del lago Zoccolo è sempre una bella soluzione soprattutto se si tiene il sentiero alto Seeweg invece di stare sulla passeggiata che affianca la strada e si rientra per la forestale sull’altro lato. Salire allo Schwemmalm da San Maurizio in questo momento di calma è un’altra opzione e permette appieno di godere del sole.

Ma in genere tutte le malghe (si veda “andando per malghe” 1 e 2) sono ancora raggiungibili.

La Kaserfeld Alm, facilemente raggiungibile dai masi Im Holz sopra San Nicolò

Le Cime: Cornicolo e Cornicoletto

Sulla catena delle Maddalene ecco due cime che vanno un po’ a braccetto perchè si trovano sulla stessa cresta e sono raggiungibili sia dall’Alta Val di Non sia dalla Val d’Ultimo.

Come raggiungerle: con partenza dal parcheggio Hofmahd si seguono le indicazioni per la malga Cloz, girando subito dietro alla malga si seguono poi le indicazioni per il sentiero n.7 e da qui…si inizia a salire. Un primo strappo ci porta al malghetto di Cloz (resti in pietra della vecchia malga) dove troviamo il crocevia con il sentiero 133. Proseguiamo sul sentiero 7 in direzione del Cornicolo. Dopo il primo tratto nel bosco, piano piano il panorama si apre fino a spaziare sulle dolomiti di Brenta. Gli alberi si diradano per far spazio a ginepri e ciuffi di erica. In prossimità dei 2000 metri troviamo un altro bivio con il sentiero 10 che porta alla Vedetta Alta. Tenendo per il 7 e salendo ancora ci troveremo ormai sulle rocce al sentiero 7 che si dirama: a destra si va al Cornicolo (Kornigl 2.308), a sinistra al Cornicoletto (Spitzner Kornigl 2.418). Quest’ultimo ha il sentiero per la vetta segnato sulle mappe giustamente alpinistico. E’ molto esposto, e sale estremamente rapido ad ampi gradoni verso la cima che si trova arroccata. Non ideale per chi soffre di vertigini o non è abituato a camminare in montagna! Il panorama da questa cima spazia dalla parte iniziale della Val d’Ultimo a Lana, alla Val di Non dalla parte opposta e alle dolomiti di Brenta. La salita verso il Cornicolo è sicuramente più tranquilla e da qui la vista è rivolta tutta verso la parte trentina, l’affaccio è esattamente sopra la malga di Cloz e la Castrin. Anche in questo caso il panorama vale la salita.

Dal parcheggio si sale al Cornicolo in circa un’ora e trenta, per 3,5 chilometri circa di salita e un totale di circa 600 metri di dislivello. Per il Cornicoletto bisogna aggiungere almeno 30/45 minuti e molta attenzione. Dalla Val d’Ultimo si sale dalla Spitzner alm (la malga più panoramica della Val d’Ultimo!) alla sella che porta alle due vette in poco più di un’ora.

Steinrast, Kuppelwieseralm, Pilastri

Cibo e passeggiate di certo in Val d’Ultimo non mancano. Ecco…un assaggio. A dieci minuti di auto da Pracupola in direzione lago di Quaira c’è un piccolo ristorante raggiungibile in auto aperto tutta estate e in alcune occasioni anche il resto dell’anno: è lo Steinrast (1.723 mt) La posizione è privilegiata: un ampio prato dove grandi e piccoli potranno passare una bella giornata. Volendo lo si può raggiungere dall’abitato di San Maurizio con una bella passeggiata nel bosco per lo più in quota (circa 3 km con 160 metri di dislivello).

Proseguendo sulla strada verso la diga si può raggiungere la Kuppelwieseralm (1975 mt) o a piedi tramite il sentiero 11 (meno di due chilometri con circa 250 metri di dislivello) oppure in auto (la strada non è bellissima, attenzione alle mucche al pascolo). Questa malga è raggiungibile in auto solo nella stagione estiva: qui è possibile mangiare e parcheggiare.

Proseguendo ancora, questa volta solo a piedi, si può salire alla diga e vedere il lago di Quaira con un percorso ad anello: seguendo sempre la mulattiera in circa un’ora si raggiunge comodamente il lago, oppure “tagliando” parte della mulattiera con il sentiero n.11. Il ritorno può essere fatto con il sentiero 11A, interessante da fare perché si scende esattamente sotto la diga che si erge imponente.

Ma per chi volesse fare un giro ad anello non troppo impegnativo ma estremamente panoramico suggeriamo la salita ai Pilastri (Pfeiler): un vista su Laces e sulla parte terminale della Val Venosta (si arriva a vedere l’abbazia di Monte Maria). Dalla Kuppelwieseralm, si segue la mulattiera e dopo un centinaio di metri si prende il sentiero 11. Quando si incontra di nuovo la mulattiera la si segue per un breve tratto fino alla curva dove sale il sentiero 11A. Da qui, in poco più di un’ora (dipende sempre dal passo! ma sono poco meno di 400 metri di dislivello) si arriva all’antico acquedotto. Se la giornata è bella il panorama merita veramente. In caso di forte vento (questa sella è sempre molto battuta anche nelle belle giornate di sole), è possibile fermarsi nel piccolo bivacco. Volendo per scendere si può seguire il sentiero n.2A che resta sul versante della Val Venosta e in circa mezz’ora si raggiunge una bella croce e un crocevia dove sarà possibile prendere il sentiero 1, e in seguito l’11 per tornare al parcheggio. Dalla malga con un buon passo l’intero giro ai Pilastri richiede poco più di tre ore. Il sentiero tra i pilastri e la croce a 2.400 lo troverete a puntini sulle carte Tabacco ad indicare un sentiero alpinistico: ha alcuni tratti esposti quindi richiede un pratica e attenzione!

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Le cime: il Gran Ladro (Hoher Dieb)

Oggi voglio parlare di una vetta posta tra la Val d’Ultimo e la Val Venosta. Una cima che raggiunge i 2.730 metri ma a dispetto dell’altezza non risulta particolarmente difficoltosa e gode di un panorama che spazia dalla Val Venosta alla piana di Lana, dal lago Zoccolo a quello di Quaira.

La partenza è possibile da diversi punti, tuttavia la strada più corta parte dal parcheggio posto appena sotto la malga Steinrast. Da qui si prende il sentiero n.4B che sale nel bosco molto dolcemente fino ad incrociare a circa 1.900 metri la mulattiera che sale verso la Kühbergalm. Da qui seguiamo il sentiero 4A . Il paesaggio si apre lentamente e a 2.012 troviamo la bellissima malga Kühberg dove è possibile fare una sosta o pranzare al ritorno.

Dalla malga il panorama è sempre più bello, il sentiero sale in alcuni tratti più ripido ma senza presentare difficoltà fino ai laghi di Covolo (Kofelrastseen 2.400 mt.). I due laghi rappresentano una magnifica sosta e sono raggiungibili quasi tutto il tempo dell’anno (ma spesso battuti dal vento).

Da metà circa del primo lago parte il sentiero sulla roccia che sale alla cima. Non presenta tratti esposti, è piuttosto ripido e con uno stacco di trecento metri porta in vetta.

Perchè questa cima: il panorama che offre su parte della Val d’Ultimo fino alle alpi austriache, passando per i ghiacciai di Senales è davvero impagabile e vedere piano piano i laghi allontanarsi mentre si sale offre panorami diversi ad ogni passo.

Alcune informazioni:

  • partenza dallo Steinrast (da Pracupola direzione lago di Quaira) 1.723
  • 1000 metri di dislivello circa
  • 12 km totali
  • possibilità di variazioni salendo dalla Riemerbergeralm
  • richieste dalle 2.30 alle 4 ore solo per la salita (più o meno allenati)

La curiosità del nome: sembra che il nome derivi da un fatto storico. In passato i pastori della Val Venosta si impadronirono della zona, il capo dell’impresa, il ladro, secondo la leggenda nata da questo fatto, restò pietrificato lassù. La malghetta Kofelrast, appena sotto i laghi deve il suo nome (e così i laghi) perchè vi facevano sosta (rast) i pellegrini che dalla Val d’Ultimo scendevano in Val Venosta al santuario di St. Martin am Kofel. Per motivi di posizione e correnti la cima è spesso avvolta dalle nubi, è sempre meglio partire molto presto al mattino anche in giorni dove si prevede sole.

Fonte per le curiosità: Sudtirolo paradiso delle escursioni – Val d’Ultimo e Alta Val di Non, Hanspaul Menara

Giro ad anello tra malghe storiche

Oggi suggeriamo un giro ad anello di circa 8 chilometri tra due malghe sopra i 2.000. Si tratta della malga più alta della Val d’Ultimo, la piccola Shusterhütte e la Flatschbergalm. Il percorso prevede la partenza dal parcheggio dei masi Flatscheberg (si può lasciare un’offerta per la gestione del parcheggio, che viene anche pulito dalla neve in inverno). Dal parcheggio si prende il sentiero numero 146, e poi si segue al bivio il 147 in direzione Shusterhütte. Il percorso si inerpica nel bosco fino ad uscire e far gustare un bellissimo panorama. Serve da un’ora ad un’ora e trenta, dipende dal passo, per raggiungere la malga. I metri di dislivello sono poco più di 400. Alla malga, che si trova in posizione panoramica a 2.310 mt. è possibile mangiare. Si prosegue poi con il sentiero numero 12 in direzione della Flatschbergalm a 2.110. Il percorso scollina verso la Flatschbergtal e scende lento. Sono circa tre chilometri che scendono di 200 metri. La Flatschbergalm nel caso di maltempo ha anche posti a sedere all’interno e un’ottima cucina. Il ritorno prevede un’altra ora in discesa e altri 3 chilometri seguendo la mulattiera.

Una nota: il giro ad anello si può fare in entrambe i sensi e cambia parecchio. Partendo dalla mulattiera e facendo in senso orario prima la Flatschberg poi la Shusterhütte il percorso risulta meno faticoso e sale più lento, al contrario la discesa dalla Shusterhütte è piuttosto ripida. In senso antiorario (prima la Shusterhütte) si sale con più fatica per il sentiero e poi la discesa è lunga ma più tranquilla. Quasi tutto il percorso è nel Parco Nazionale dello Stelvio e si è circondati da bellissimi panorami. La cucina delle malghe è una cucina tipica e il ristoro è assicurato.

Per arrivare al parcheggio: oltrepassare l’abitato di Santa Gertrude e seguire le indicazioni per Fontana Bianca. Dopo i primi 4 tornanti si troveranno le indicazioni sulla destra per il parcheggio. Si sale circa un chilometro e si trova il parcheggio. In alternativa si può prendere la navetta da Santa Gertrude e scendere in prossimità dello stesso punto.

Andando per malghe: malga Castrin

Malga Castrin, dove cielo, cibo e cultura si fondono insieme
Ogni terra di confine ha le sue peculiarità e la sua storia. E questo vale anche per l’Alta Val di Non, la Val di Non tedesca o Deutschenonstal, uno spicchio di Alto Adige in trentino i cui pascoli sono stati lungamente contesi e di cui abbiamo già parlato nel precedente articolo. E’ su questi pascoli, affacciata su uno splendido Pra’ del Signor e con una vista sul gruppo delle dolomiti di Brenta, che si trova malga Castrin a 1813 mt.

Malga Castrin è della ASUC* di Castelfondo da tre anni ed è gestita dal 2019 dalla famiglia Nardelli che normalmente risiede a Spormaggiore, altopiano della Paganella. I protagonisti di Malga Castrin sono Manuel ed Eleonora con le giovani figlie Angelica e Vittoria e alcuni fedeli collaboratori.
La gestione è affidata a Manuel Nardelli, coltivatore diretto che è aiutato da due giovani nella gestione degli animali nonché del caseificio mentre la moglie Eleonora si occupa dei clienti. In cucina la cuoca Liliana di Castefondo prepara piatti della tradizione: dai canederli allo spezzatino con polenta, dalle salsicce agli affettati, ai dolci (da provare la cheesecake alla ricotta fresca), tutto a chilometro zero, come la carne che viene grigliata nello spazio dedicato esterno.
I coperti gestiti sono un centinaio e in piena stagione è sempre meglio prenotare, sia per mangiare che per dormire: una stanza da 6 letti o una da 4 con un bagno in comune (senza wi-fi per staccare completamente dallo stress da città!)
Malga Castrin ha pensato anche ai bambini che avranno di che essere occupati tra animali e giochi all’aperto nello spazio a loro dedicato.
Nei fine settimana di luglio è possibile prenotare per la cena, in agosto tutte le sere: in queste occasioni viene rilasciato un pass dalla forestale per arrivare da Castelfondo in auto. Dalla stessa strada possono arrivare anche i ciclisti seguendo la mulattiera.
Chi arriva dalla Val d’Ultimo deve prendere la strada per Proves (prima del paese di Santa Valburga) e fermarsi dopo la lunga galleria parcheggiando al parcheggio Hofmand 2. Dal parcheggio, in 20/30 minuti a piedi si sale alla malga. Importante: il sentiero non è adatto ai passeggini, quindi bimbi piccoli nello zaino!
Una nota di colore: a ferragosto gli abitanti di Castelfondo si trasferiscono tra Pra’ del Signor e le torbiere di Sous allestendo un vero e proprio campeggio. Un retaggio diventato tradizione da quando i nobili proprietari terrieri permettevano ai contadini di salire a fare fieno, da qui la tradizione che si è mantenuta fino ad oggi e che coinvolge anche le nuove generazioni.

Malga Castrin è una piacevole meta per trovare un bel panorama, un sorriso e buon cibo, ma può essere la sosta di ritorno da numerose camminate. Per citarne solo alcune, l’escursione a Monte Luco (Laugenspitz 2.434mt), al Cornicolo (Kornigl 2.308) e altre cime delle Maddalene.

Per informazioni: nardellimanuel@alice.it
Tel:  328.7782407 oppure 3888799397 (whatsApp)

Instagram: @malga_castrin


*Le ASUC trentine sono amministrazioni separate di uso civico, con la funzione di salvaguardare e tutelare il patrimonio collettivo della montagna

Quel ramo tedesco…in Val di Non

Quando si dice Val di Non solitamente si pensa subito al Trentino (oltre che alle mele), eppure c’è una piccola area che geograficamente si trova in trentino ma dal punto di vista amministrativo dipende dalla provincia di Bolzano. Si tratta di quattro piccoli centri che, inizialmente attribuiti al trentino, passarono a Bolzano dopo la prima guerra mondiale per uniformità linguistica. I paesi sono Provés, Lauregno, Senale e San Felice. L’insediamento di popolazioni germanofone è spiegato sia dallo sfruttamento minerario sia da quello agrario. L’Alta Val di Non (o Deutschnonsberg, letteralmente Val di Non tedesca) separata dalla Val d’Ultimo dalla catena delle Maddalene, viene collegata alla Val d’Ultimo negli anni ’90, perché fino a quel momento era raggiungibile solo dal trentino. La strada di collegamento parte sotto Santa Valburga, sale fino a passo Castrin per scendere in prossimità di Provés.

Una curiosità di questa zona riguarda le malghe e i pascoli. Provés si trovava storicamente sotto la parrocchia di Revò e i masi, come fondi sottostavano ai conti Thun di Castelfondo. Stesso dicasi per Cloz e Lauregno. I comuni italiani quindi rivendicavano i pascoli delle malghe dell’area sudtirolese. La diatriba, durata circa 400 anni, terminò nel 1848 a seguito di una risoluzione a Innsbruck. I comuni di Revò e Cloz mantenevano le consuetudini italiane di gestione delle malghe nell’Alta Val di Non. Tra le malghe troviamo la malga Castrin, la Kessel, la malga Cloz, la Revò, la malga di Lauregno.

Le malghe italiane si distinguono nella costruzione perchè sono solitamente in pietra a struttura cubica e non in legno con tetto in scandole come quelle altotesine.

il Lago Zoccolo

Il lago Zoccolo si trova esattamente a metà della Val Ultimo, ad una quota di circa 1.100 metri ed è il più grande invaso della valle, nonchè uno dei principali dell’Alto Adige. La diga del lago vede i suoi natali nel 1955 ed è inclusa in un complesso progetto di laghi artificiali e dighe che vide la luce a partire dal 1949.

Il lago Zoccolo nel giugno 2024

Come già raccontato, il lago Zoccolo offre passeggiate fruibili in tutte le stagioni e da tutti: dai runner alle famiglie con bambini, il giro attorno al lago è un percorso di circa 10 chilometri godibile in ogni stagione. In questo mese di giugno 2025 purtroppo il lago sta subendo lo svuotamento completo per porre rimedio ad una falla in un canale di ispezione. Verrà messa in salvo la fauna ittica e si procederà con lo svuotamento dei 121 ettari del bacino per trovare e riparare il danno.

Il lago Zoccolo prosciugato per lavori
Il lago in questi giorni, giugno 2025

Questa insolita vista della valle fa pensare a quanto l’uomo con le sue opere possa contribuire alla modifica degli ecosistemi, quanto le decisioni prese possano stravolgere l’habitat di una valle ma allo stesso tempo come l’uomo riesca ad abituarsi lentamente, generazione dopo generazione a questi specchi d’acqua e come possano mancare i riflessi in ogni ora del giorno quando l’acqua viene improvvisamente meno. Curioso che tutto questo accada proprio in un momento in cui sono ancora alte le polemiche per il nuovo impattante sistema di pompaggio che è al vaglio in questi mesi.

Comunque sia la passeggiata attorno al lago, soprattutto la parte di strada forestale sul versante verso le Maddalene resta un’oasi impagabile. E intanto che aspettiamo la fine dei lavori ci si può sempre rilassare seguendo il percorso kneipp. Buona passeggiata!

il percorso kneipp lungo il lago Zoccolo

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